Colazionare, far colazione e asciolvere

Se a mezzogiorno e alla sera andiamo a pranzare e cenare (e dopocena possiamo fare un pusigno), al mattino, perché no?, possiamo colazionare? Esiste e possiamo usare tale verbo per indicare l’atto di fare colazione?

Molto utilizzato sui social e nei blog, colazionare è un verbo registrato nella prima edizione del Dizionario della lingua italiana di Tommaseo¹. Tommaseo rilevava come il suo uso non fosse frequente né particolarmente auspicabile: «Tuttavia taluno lo dice, ma non è bello». Policarpo Petrocchi, nel suo Novo dizionario universale della lingua italiana² (per oltre mezzo secolo il vocabolario più diffuso in Italia, ristampato più volte fino al 1931), ne sottolinea la connotazione giocosa e scherzosa.

Attualmente, esiste un dibattito circa l’uso del verbo colazionare. È presente nella pagina delle parole più segnalate dagli utenti che l’Accademia della Crusca ha aperto nel proprio sito. In questo caso non si tratta di neologismo ma di una parola che, seppure poco usata, esisteva già e di cui si chiedono un ritorno all’uso comune e una ufficializzazione. Le segnalazioni che ha ricevuto, infatti, sono tra le più numerose.

tavolo per la colazione con latte, biscotti e lamponiChe dirvi? Si può andare a colazionare? Per ora la parola non è entrata ufficialmente nei dizionari. Se il suo uso, come accade spesso nella lingua, si diffonderà, si potrà anche colazionare. C’è da dire che in realtà esiste uno specifico verbo per indicare il fare colazione e che, sebbene antico, è comunemente accettato e registrato dai vari dizionari della lingua italiana: l’intransitivo asciolvere, dal latino «absolvĕre (ieiunia)», cioè «sciogliere (il digiuno)» protrattosi dalla sera precedente. Lo stesso verbo, sostantivato, viene usato anche per indicare la colazione stessa. Un termine antico, di cui ormai non ci si ricorda più.

La questione rimane aperta. Difficilmente la mattina ci verrà in mente che dobbiamo ancora asciolvere, mentre, a chi piacerà, un giorno forse potrà colazionare o andare a colazionare. Da un lato diffuso più per moda che per reale necessità, dall’altro colazionare ha una connotazione giocosa e scherzosa che in fondo è gradevole e simpatica. Sicuramente rimane un modo di dire non a sufficienza sciolto e scorrevole, soprattutto quando lo si declina, che, a mio avviso, difficilmente sostituirà nell’uso il più comune e semplice far colazione.


¹Il grande Dizionario della lingua italiana, 4 voll., in 8 parti, 1865-79, Nicolò Tommaseo e Bernardo Bellini

²Nòvo dizionario universale della lingua italiana (voll. 2, Milano 1887-91)

2 pensieri riguardo “Colazionare, far colazione e asciolvere

  • Novembre 14, 2022 in 3:03 pm
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    MI INTERESSA OGNI RIFLESSIONE SULLA LINGUA ITALIANA O PER MEGLIO DIRE DI QUEL COCTAIL LESSICALE CHE è LA LINGUA CHE VIENE CHIAMATA ITALIANA
    NON E’ UN GIOCO DI PAROLE MA SI SA CHE LA LINGUA ITALIANA NON ESISTE MA ESPRIME LESSICALMENTE QUANTO HANNO LASCIATO NEI SECOLI I DIVERSI DOMINATORI …. PER NON PARLARE POI DELLA LINGUA GRECA E DI QUELLA LATINA, MAI MORTE EE VIVISSIME DENTRO IL NOSTRO LINGUAGGIO QUOTIDIANO
    E SE AUGURASSI TANTA FELICITA’ AI LETTORE DEL PRESENTE COMMENTO A COSA PENSEREBBERO …?
    SONO SICILIANA DA TRAPANI CON ASCENDENZE LESSICALI GRECHE ARABE ED ANCHE NORMANNE…

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    • Novembre 15, 2022 in 4:26 pm
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      Buonasera Lella,
      la vicenda della formazione della lingua italiana è una storia lunga secoli, che si concentra soprattutto tra il IV secolo e il X secolo d.C., dopo la caduta dell’Impero Romano, e passa attraverso l’esperienza del volgare siciliano e, poi, del volgare fiorentino, fino a giungere alle intuizioni e all’opera fondamentale, qualche secolo dopo, di Alessandro Manzoni, per il quale la lingua O è un tutto o non è. Grazie a lui, l’italiano assume la sua veste (quasi) definitiva e soprattutto riceve la spinta decisiva a diffondersi come lingua di uso quotidiano.
      Le influenze, come da lei rilevato, ci sono state e ci sono anche oggi: ogni lingua è viva ed evolve, è un sistema aperto e in continuo sviluppo. L’importante, a mio parere, è che sia nella direzione di un rafforzamento dell’italiano, non di un suo impoverimento, e di un irrobustimento della sua identità, che è peculiare e ha portato la nostra lingua a essere considerata una tra le più belle del mondo.

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