È tutto un ambaradan

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“È tutto un ambaradan”, “Che gran ambaradan!”, “È successo un ambaradan”, tutte espressioni che indicano molta confusione.

Questo modo di dire, che sicuramente tutti conosciamo e abbiamo usato almeno una volta o quantomeno abbiamo letto o sentito pronunciare nel linguaggio quotidiano, sta ad indicare una confusione generalizzata, un grande caos riferito sia alle persone che alle cose.

Nel febbraio del 1936, durante la Guerra d’Etiopia, sul massiccio montuoso di Amba Aradam, ci fu una terribile battaglia tra l’esercito del Regno d’Italia guidato dal maresciallo Pietro Badoglio e l’esercito etiope del Ras Mulugueta Yeggazu. L’esercito italiano era affiancato anche da tribù locali, poiché esse conoscevano meglio il territorio  da conquistare. I due eserciti numericamente si equivalevano e ci furono diversi scontri; ad un certo punto non si riusciva più a distinguere gli amici dai nemici di questo burrascoso conflitto. La battaglia fu vinta dall’Italia: l’esercito etiope resisteva strenuamente all’invasore e le truppe italiane fecero ricorso alle armi chimiche. Le bombe a base di gas iprite furono rilasciate a bassa quota dall’aviazione, mentre i soldati a terra sparavano proiettili all’arsina e al fosgene, molto tossici.

La battaglia di Amba Aradam fu veramente confusa e i soldati, ritornati in Italia nel raccontare questo conflitto combattuto all’insegna dei colpi di scena e molto caotico, cominciarono a definirla come fosse un “Amba Aradam”. I due termini si sono fusi per crasi¹ nel corso del tempo diventando un’unica parola, ambaradam, con la m, prima e ambaradan, con la n, poi.

Articolo scritto da Fabiola Rizzi


¹La crasi è un fenomeno fonetico per cui la vocale finale di una parola e quella iniziale della successiva si fondono insieme.

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