Adotta una parola: pusigno

Tra i termini insoliti che fanno parte del campo semantico del mangiare e dei pasti quotidiani c’è pusigno. Parola rara, conosciuta da pochi, e ormai desueta, è tuttavia (e per fortuna) riportata ancora da tutti i dizionari, che ne difendono la tenace esistenza. A me piace molto, è una parola simpatica e dal significato interessante e originale, ragion per cui vi propongo di adottarla e di farla uscire dalla zona spenta e opaca del non-uso. Come l’asciolvere del mattino e la merenda che si fa durante la giornata, il pusigno è un mangiare, un prendere cibo oltre ai due pasti principali, il pranzo e la cena. Per essere precisi e dirla con un termine moderno, è un fuoripasto.

Il significato di pusigno

Uno spicchio di fragrante e profumata pizza è l'ideale per un pusignoPusigno è un termine dialettale, toscano e umbro per lo più, ma usato in varie parti dell’Italia settentrionale. Deriva dal latino postcoenium, un composto lessicale (probabile traduzione di un termine greco) che significa letteralmente dopocena, dopo il momento della cena. Il pusigno, infatti, è un piccolo pasto leggero che si fa a tarda ora, dopo aver cenato, con cibi ghiotti e appetitosi, oppure uno spizzicare e un piluccare di cibi delicati, buoni ma non pesanti.

Da pusigno (passando, come ci ricorda Ottorino Pianigiani, per poscenio, poscegno, puscigno)  si è poi arrivati – per estensione – a spuntino, che propriamente è un breve pasto consumato all’infuori dei pasti principali e oggigiorno è anche diventato il sostituto di uno dei pasti principali, a base per lo più di cibi freddi. Il pusigno, quindi, è sempre uno spuntino ma non tutti gli spuntini sono pusigni, perché il pusigno si riferisce sempre solo al dopocena.

Il pusigno e la sua derivazione storica

Abbiamo visto che pusigno deriva dal latino. Infatti, nel mondo dei nostri antenati, la cena era il pasto più sostanzioso. Lo si consumava piuttosto presto, a metà pomeriggio (intorno alle 15), per cui a tarda ora era facile venisse ancora fame, soprattutto se a cena non si era riusciti a mangiare molto. Ed ecco che si ricorreva a un post cena, il pusigno per l’appunto, che nutrisse ancora e saziasse completamente.

4 pensieri riguardo “Adotta una parola: pusigno

  • Ottobre 19, 2019 in 11:45 am
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    Bellissimo! Raccontato perfettamente: BRAVA⭐⭐⭐

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  • Gennaio 7, 2022 in 12:37 am
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    Sono reduce dalla lettura del libro di Barbero sulle abitudini degli orari dei pasti dal XVII al XXI sec. Il prof asserisce che il pasto più abbondante fosse il pranzo, che avveniva (per le classi abbienti) ben dopo le ore 17. Quello che in inglese è dinner o in francese diner sarebbe infatti da tradurre come pranzo, inteso il pasto più ricco della giornata appunto. Anche il Manzoni scriveva agli amici per invitarli a pranzo nel tardissimo pomeriggio.

    PS in polacco cena si dice kolacja (si pronuncia colazia), deriva dal latino collatio, cioè: mettere insieme, riunirsi…usato dai monaci antici per identificare il pasto dopo i vespri serali.

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    • Gennaio 7, 2022 in 4:30 pm
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      Buon pomeriggio Matteo e benvenuto nel blog!
      Per quanto riguarda l’Antica Roma, la cena (coena) era il pasto principale, come lo era nel mondo greco antico, e iniziava tra le 15 e le 16. Al mattino i Romani consumavano lo jentaculum, tra le otto e le nove, poi il prandium intorno a mezzogiorno, un pasto leggero, e infine la coena, il pasto più sostanzioso. Nel periodo della Roma Imperiale la coena poteva anche diventare un banchetto in cui oltre a mangiare pietanze elaborate, le si offrivano ai propri amici invitati a tal proposito.

      Per quanto riguarda l’epoca di cui mi dici, posso dirti che nel Seicento i nobili francesi dedicarono molto del loro tempo alla tavola e all’arte gastronomica. Fu un vero e proprio fattore di sviluppo della cultura nazionale del tempo. È del 1651 Le cuisinier François di François Pierre de La Varenne, con cui nasce la cucina francese classica. Il rinnovamento in cucina, tra l’altro, avvenne anche nei paesi anglosassoni, ma con una differenza. È di metà Settecento The Art of Cookery Made Plain and Easy, di Hannah Glasse, un testo che si rivolgeva alle cuoche della casa della media borghesia (e non ai grandi chef professionisti né ai nobili o agli ecclesiastici).
      Ed ecco perché l’ora del pranzo fu spesso spostata: era un fattore che contribuiva a marcare lo stacco tra le varie classi sociali: differenti ruoli, appartenenze sociali e abitudini portavano ad orari del pranzo e dei pasti diversi.
      Oggi, in Francia, il termine dîner indica la cena mentre un tempo indicava il pranzo (e la cena era detta souper).
      C’è da dire, infine, che, nella Francia del Seicento e del Settecento, era importante inoltre un altro tipo di pasto: l’ambigu (l’ambiguo). Veniva servito a fine giornata (quindi era un pasto serale) su una tavola imbandita a buffet e comprendeva sia cibi caldi che freddi.
      Se in epoca antica possiamo dire che l’etimologia ci aiuta moltissimo a distinguere i vari tipi di pasto, in altri periodi un po’ meno: contano di più abitudini e fattori sociali.

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