lunedì, Maggio 27, 2024

Scrivere Grammaticando

La grammatica per parlare, scrivere, leggere e digitare

Uncategorized

La valenza del verbo: come individuarla?

Valenze dei verbiIl modello valenziale, come abbiamo già visto tempo fa, è un metodo di studio e analisi della frase che parte dal suo elemento costitutivo: il verbo. Secondo i principi di questo metodo, la prima operazione da fare per esaminare e capire una frase è individuare il verbo.

Il verbo, oltre a fornire informazioni indispensabili, ha il vantaggio di essere facile da riconoscere. Il modello tradizionale di analisi della frase – quello che ho studiato e applicato ai miei tempi – dice, invece, di ricercare in primo luogo il soggetto della frase e solo poi il verbo. Suggerisce di domandarsi se il verbo trovato è transitivo o no, perché, se lo è, bisogna individuare il complemento oggetto e poi, a seguire, tutti gli altri complementi. Un modo di osservazione e comprensione della frase più lento (include informazioni che in prima battuta non sono necessarie) e a segmenti stagni che non dà una precisa idea né della struttura essenziale e portante della frase né del suo significato.

Il modello valenziale, a differenza di quello tradizionale, insegna un metodo che consente di individuare, comprendere e definire subito e con chiarezza la struttura di una frase. Ed è per questo che propone di cercare come primo elemento il verbo. Perché il verbo ci dice cosa sta accadendo in un certo momento oppure quale idea si sta trattando o esponendo. Ci dà la prima informazione utile. E, a quel punto, siamo portati naturalmente ad andare a identificare cosa lo completa, ovvero il soggetto che compie o è interessato dall’azione, le cose su cui l’azione del verbo ha conseguenze, a chi arrivano o sono destinate e così via… Cerchiamo, cioè, quegli elementi che sono necessari e che si collegano al verbo e bastano a formare una frase di senso compiuto (la frase minima): tali elementi sono detti argomenti.

Gufetto che studia la grammatica valenzialeIl punto di forza del modello valenziale è che, per capire la costruzione della frase, dobbiamo cercare all’interno di questa tutti gli argomenti (nomi, pronomi, talora avverbi, anche intere frasi) – e solo quelli – che servono per formare una frase minima di senso compiuto: il nucleo, che è la struttura portante di tutta la frase. Se non c’è il nucleo, non c’è la frase. Senza nucleo, non ci sono nemmeno i circostanti (elementi aggiuntivi, come aggettivi, espressioni rette da preposizioni o avverbi, legati agli argomenti, non indispensabili ma che li specificano, li definiscono meglio) e varie espansioni che non hanno specifici legami sintattici col nucleo e i suoi elementi ma di coerenza di significato per arricchire l’intera frase.

Come riconosco la valenza? Come la individuo?

Come facciamo a stabilire qual è la valenza di un verbo? Io vi propongo di fare in questo modo: di porvi alcune semplici domande.

  • Individuate il verbo.
  • Che cosa esprime il verbo? Qual è il suo significato? Vi sembra completo così? Per esempio, se prendete il verbo piovere, aggiungereste qualcosa per chiarirlo o basta già da solo a indicare l’azione? Se scrivo una frase come «Piove!», ho bisogno di aggiungere altro? No, il verbo basta da solo, non c’è bisogno di specificare altro. Se dico “piove”, ho già creato un messaggio e una frase completa.
  • Se il verbo, come nella stragrande maggioranza dei casi, non basta a sé stesso, qual è il suo soggetto (il primo argomento che ne completa il significato)? Dopo averlo trovato, quali altri argomenti vi vengono in mente richieda? Quanti sono? Il numero di argomenti trovati richiesti dal verbo affinché dia un significato completo è la sua valenza.

Se il verbo non richiede alcun argomento, è zerovalente (o con valenza zero). Per esempio: nevicare, piovere e i vari verbi riferiti agli agenti e agli eventi atmosferici non richiedono il soggetto né altri argomenti per comporre una vera e propria frase. Per il fatto che non hanno bisogno di soggetto sono detti impersonali.

Se il verbo richiede un solo argomento, ovvero il soggetto, allora è monovalente (con valenza 1). Per esempio: ridere, fiorire, nitrire, tossire, brillare.

Se il verbo richiede due argomenti (il soggetto e, oltre a questo, un secondo argomento, diretto oppure indiretto), è bivalente (con valenza 2). Per esempio: pulire, leggere (tu stai leggendo il mio post… come lo trovi?), scrivere, cantare, entrare, scendere, arrivare.

Se il verbo richiede tre argomenti, è trivalente (con valenza 3). Per esempio: comunicare, spedire, sottrarre.

Se il verbo richiede quattro argomenti, è tetravalente (con valenza 4). Per esempio: trasferire, tradurre, spostare.

8 pensieri riguardo “La valenza del verbo: come individuarla?

  • nicoletta

    Scusate Non riesco bene a capire quando una frase è nucleare Per esempio il verbo spostare dite che è tetravalente Se io dico “La maestra sposta la sedia”, per me è una frase nucleare, non serve altro Mi potreste spiegare?
    Da sempre la frase minima era composta dal soggetto e dal verbo ( A parte i verbi impersonali) Ora nella grammatica valenziale si prevede l’ampliamento con più complementi, ma non mi è chiaro quanti ne servano per reputare la frase terminata Grazie

    Rispondi
    • Buongiorno Nicoletta,
      benvenuta nel blog e grazie per la sua domanda 😀

      Dunque, per capire qual è la valenza del verbo, la questione da porsi e da cui partire è: qual è il significato del verbo? Andandola a declinare nello specifico, vuol dire chiedersi: che operazione si compie con lo spostare? Lo spostare fa riferimento all’azione di muovere qualcuno o un oggetto da un certo punto/luogo a un altro. Le faccio un esempio: «Io ho spostato il letto dalla mia stanza allo studio». In questo modo la frase è completa. Il verbo è dunque tetravalente, richiede infatti come argomenti il soggetto, un argomento oggetto diretto e due argomenti oggetto indiretti. La frase che lei mi porta ad esempio diventa completa quando è formulata in questo modo: «La maestra ha spostato la sedia dalla cattedra al banco». Questa è la frase nucleare, essenziale ma esauriente, che si può poi ampliare. Per esempio, così: «Oggi, la maestra di italiano ha spostato la sedia di Marco dalla sua cattedra al banco di Lucia». L’ho arricchita e meglio specificata: il senso era chiaro anche prima, la frase «La maestra ha spostato la sedia dalla cattedra al banco» conteneva tutto ciò che era necessario e sufficiente sotto il profilo grammaticale, con le aggiunte le ho dato un maggiore sviluppo e un più particolareggiato contenuto informativo.

      Una seconda notazione che posso fare è questa: occorre porre attenzione alla differenza tra frase ed enunciato. «La maestra sposta la sedia» è un enunciato che ha senso compiuto e pieno poiché è in relazione ad altri enunciati o alla situazione comunicativa specifica. Gli elementi che mancano (…dalla sedia al banco, cioè da dove a dove è stata spostata la sedia) sono sottintesi perché chiari nel contesto comunicativo reale. La valenza del verbo, però, non cambia. Se si sta insegnando la costruzione grammaticale della frase (che è una unità – uso il termine unità per semplificare – diversa dall’enunciato), occorre costruire il nucleo completo di tutti gli elementi (gli argomenti) dal verbo richiesti (e che sono necessari e sufficienti). Dopodiché, nei testi reali capita che alcuni argomenti siano tralasciati o sottintesi, perché si evincono chiaramente dal contesto, o perché si ha bisogno di esser brevi e rapidi o perché si desidera che sia il destinatario della comunicazione a completare il messaggio, in modo da permettere e incoraggiare la partecipazione e la riflessione da parte sua.

      Un ultimo rilievo: il concetto di frase minima o elementare ci viene dalla grammatica tradizionale, è ciò che questa intende come proposizione, ed è formata dal sostantivo (il nome) e dal verbo – o dal soggetto e dal verbo o dal soggetto e dal predicato, a seconda della definizione che se ne dà. La grammatica valenziale compie un salto concettuale. Mantiene sì il concetto che il predicato è tutto ciò che si predica del soggetto, ma lo declina in modo specifico: è il verbo assieme a tutti quegli elementi, cioè quegli argomenti (escluso il soggetto), che lo vanno a esprimere completamente. Perciò, dal punto di vista della grammatica tradizionale, la frase minima è data da soggetto e verbo, dal punto di vista della grammatica valenziale occorre considerare tutti gli altri argomenti diversi dal soggetto richiesti dal verbo. Nei monovalenti il nucleo (cioè la frase minima) sarà dato dall’argomento soggetto e dal verbo – in altre parole quest’ultimo non richiama altri argomenti – e il concetto di frase minima secondo il metodo valenziale è sovrapponibile a quello della grammatica tradizionale. Nei verbi bivalenti, trivalenti, tetravalenti sarà dato dal soggetto, dal verbo e, rispettivamente, dal secondo argomento, dal secondo e terzo argomento e dal secondo, terzo e quarto argomento – e i due concetti non sono sovrapponibili.

      Spero di essere stata chiara e aver sciolto tutti i suoi dubbi,
      Federica

      Rispondi
  • Buon pomeriggio, sono un’insegnante di scuola primaria e mi sto approcciando al modello valenziale per aiutare i miei studenti a porsi domande anche di fronte ad una frase. Sto leggendo alcuni testi per capirne un pò di più e vorrei porle una domanda: come faccio a capire le valenze che ha un verbo? Ad esempio il verbo avvisare per essere completo ha bisogno di rispondere alle domande chi avvisa? e quando avvisa? o solamente a chi avvisa? e quindi il verbo avvisare è bivalente o trivalente?
    Grazie!

    Rispondi
    • Buongiorno Veronica,
      benvenuta nel blog e grazie del suo commento 😀
      Per determinare la valenza di avvisare occorre ragionare sul suo significato: quando qualcuno compie l’azione di avvisare, avvisa sempre qualcun altro di qualcosa. Per esempio: Luna ha avvisato Antonella della nuova apertura. Abbiamo quindi il soggetto, il verbo, il secondo argomento diretto (il complemento oggetto – avvisare è transitivo), e il terzo argomento indiretto (detto anche preposizionale). Avvisare è dunque trivalente.

      Rispondi
  • Mariacristina

    Buongiorno,
    anch’io, pur ravvisando un certo fascino nell’approccio valenziale, sono molto confusa e ho speso invano tanto tempo per chiarirmi a fondo le idee. Per esempio, nella frase Io giocavo alla PlayStation il verbo giocare è da considerare monovalente o bivalente, in quanto il suo significato non è generico, ma specifico? Intendo che se devo immaginare la scena non è preciso pensare in modo generale all’azione di giocare. Grazie in anticipo!

    Rispondi
    • Buonasera Mariacristina,
      benvenuta nel blog!
      Sì, nel caso che mi indica il verbo è usato non per dire che ci si sta dedicando all’azione del giocare (se fosse: “Io gioco”, “Sto giocando”, allora il verbo sarebbe da intendersi come monovalente), ma ci si sta dedicando, per divertimento, piacere, sport…, a un certo gioco: in tal caso è bivalente.
      Federica

      Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *