Come si dice: vado a lavoro o vado al lavoro?

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È un dubbio frequente chiedersi se si dice vado a lavoro o vado al lavoro. Allo stesso modo, si dirà mi metto al lavoro o… mi metto a lavoro? Potete sempre mettervi all’opera e avete risolto il problema. Ma il dubbio rimane: come si dice?

La risposta è senza incertezze: si va al lavoro e ci si mette al lavoro. L’espressione è sempre costruita con la preposizione articolata al, fusione della preposizione semplice a e dell’articolo determinativo il, che regge il sostantivo.

scrivania con tazza di caffè e agendaÈ vero che c’è una forte diffusione della locuzione costruita con la a, ma si tratta di una sovraestensione del suo uso, ovvero dell’impiego della preposizione semplice anche quando la lingua non lo permette e richiede altra forma. È una tendenza radicata ma ciò non la rende corretta.

Andare a lavoro e mettersi a lavoro sono espressioni che risentono del registro informale, colloquiale e sono proprie del parlato di livello basso.

È perciò corretto dire:

– andare al lavoro
– recarsi al lavoro
– essere al lavoro
– mettersi al lavoro

 

È giusto, inoltre, dire tornare dal lavoro. Ed è, da ultimo, corretto dire (con una leggera sfumatura di significato differente) andare a lavorare.

 

Vado allo studio

Allo stesso modo, si dice vado allo studio, al mio studio e non “a studio”. Si può anche dire, in questo caso, vado in studio, con la preposizione in.

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2 pensieri su “Come si dice: vado a lavoro o vado al lavoro?

  1. È confortante che, quantomeno, a qualcuno sorga il “dubbio”!! Qui in Sicilia si va A lavoro, si vede A Tiziana…io divento pazza, mi si drizzano i pelini delle braccia !!!! E “dulcis in fundus”….. Sono stata oggetto di sonore risate da parte delle colleghe (colleghe….) per aver scritto sì con l’accento su un questionario ( tutte le altre risposte affermative erano la particella si). “ ma di chi è questo si’ con l’accento ???? – risate- ma ormai l’accento non si mette più-risate-!!!!”
    Sono maestra , nata e cresciuta e formata in Emilia, …queste , come siano potute diventare Insegnanti, io non lo so!!!!!!!
    ( io parlavo di particelle pronominali…e quelle mi deridevano !!!)

    1. Carissima Gianna,
      benvenuta nel blog! 😀
      Mi dispiace moltissimo che le tue colleghe ti abbiano deriso per aver scritto correttamente “sì” con l’accento. È un fatto grave, perché proviene da chi la scrittura e la lingua la usa tutti i giorni e dovrebbe conoscere l’italiano in modo professionale, certo e senza errore (e sapere che l’avverbio “sì”, come risposta affermativa, si scrive con l’accento è questione di grammatica essenziale, di base) e perché, da come scrivi, tutte hanno riso di ciò e di te, come se fosse una colpa o una sciocchezza. Un atteggiamento che mi lascia sconcertata, un atto grave, ingiusto e immotivato che non comprendo, perché hanno mancato di rispetto a una collega che si era comportata bene e come doveva.

      Per quanto riguarda le particelle pronominali è un argomento oggettivamente complesso da affrontare: per tale ragione, invece di ridere anche di questo, vanno studiate, cioè conosciute e comprese del tutto. Comporta fatica? Sì, ma per chi ama la lingua non è assolutamente una ragione per non affrontarle…
      Mi addolora molto un atteggiamento tanto superficiale in merito alla nostra bella lingua italiana.

      Ti rassicuro sul fatto che molte persone vogliono sapere come si scrive con correttezza e – soprattutto – PERCHÈ. Scrivere grammaticando è infatti molto visitato e questo per me è un motivo oltre che di soddisfazione di speranza. Chi ama la lingua e le parole ama anche la vita!
      Sii orgogliosa di conoscere l’italiano, di amarlo, di rispettarlo. Significa che sei una persona che non si spaventa di fronte all’impegno, che ama lavorare con serietà e, soprattutto, che ama la vita!
      Un abbraccio,
      Federica

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