La divisione in sillabe: le regole fondamentali

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Come dividere le parole in sillabe? Quali sono le regole fondamentali da seguire? Andiamo a scoprirlo nel post del penultimo giorno dell’anno. Buona lettura!

Saper dividere le parole in sillabe è una capacità necessaria che applichiamo soprattutto quando scriviamo. Spesso capita, infatti, di arrivare alla fine della riga del foglio che abbiamo davanti e di non riuscire a terminare una parola per mancanza di spazio e di doverla, perciò, spezzare per andare a capo.

Lavagna la divisione in sillabeLa conoscenza delle regole della suddivisione in sillabe ci dice come spezzare una parola per proseguire nella riga successiva. Ma non solo. Quando andiamo alla ricerca dell’accento tonico di parola e vogliamo stabilire se il vocabolo esaminato appartiene alla categoria delle parole tronche, piane, sdrucciole o bisdrucciole, occorre farne la divisione in sillabe. Oppure quando leggiamo una poesia, saper frazionare le parole in sillabe ci aiuta (insieme alle figure metriche, ovviamente¹) a individuare la misura del verso, a studiare com’è fatto, a sentire qual è il suo ritmo (e quello di tutta la poesia). Ci aiuta, in sostanza, a descrivere la sua sonorità e musicalità e a capire com’è costruita.

Le difficoltà della divisione in sillabe

Le principali difficoltà della divisione in sillabe riguardano i gruppi vocalici e i nessi consonantici complessi. C’è da dire che per secoli la pratica di dividere le parole è stata soggetta a mancanza di regole e la suddivisione dei vocaboli in parti più piccole era il risultato di possibilità e opzioni diverse. Con la stampa a caratteri mobili il problema si è posto nella sua evidenza e si è perciò ricorso alla statuizione di criteri unici per dividere le parole. Col tempo le regole si sono via via consolidate e, per quanto riguarda la nostra lingua, oggi seguiamo le norme fissate nel 1969 dall’Ente Nazionale di Unificazione (norma UNI 6461-97).

Detto questo, andiamo quindi ora a vedere il procedimento e le regole per dividere in sillabe.

La divisione in sillabe: come si fa?

Cominciamo dal principio. La parola inizia per vocale o per consonante?

Se inizia per consonante singola (una sola), questa va unita alla vocale o al gruppo di vocali successive. Vale cioè la regola secondo cui le consonanti semplici fanno sillaba con la vocale o il dittongo che le segue. Ad esempio, mare e causa si dividono così: ma-re, cau-sa.

Se la parola inizia con un gruppo di consonanti, vale la stessa norma. Il gruppo consonantico si unisce alla vocale successiva o al dittongo successivo. Per esempio: strano si divide in stra-no, glauco in glau-co.

Se la parola inizia per vocale ed è seguita da una sola consonante, la vocale fa da sillaba da sola. Amare si divide in a-ma-re, uno in u-no ed eco in e-co.

Se, invece, la vocale incontra più consonanti, si hanno due casi diversi.

  • La vocale può incontrare delle consonanti doppie (mm, tt, ss, cc e così via). Le consonanti doppie si dividono, senza eccezioni. Una fa sillaba con la vocale precedente, l’altra con la successiva. Ad esempio: asso si divide in as-so, latte in lat-te.
  • Se la vocale incontra gruppi di due o più consonanti diverse, si procede così.

– Se è un gruppo di consonanti che può stare anche a inizio di parola, il gruppo di consonanti, come abbiamo visto poco sopra, si unisce alla vocale successiva. Alcuni esempi: astro si divide in a-stro, acronimo in a-cro-ni-mo, osteria in o-ste-ri-a (e qui posso separare la i e la a perché è uno iato: la i è la vocale tonica, ovvero vi cade l’accento di parola).

– Se è un gruppo di consonanti che non può stare a inizio di parola, la prima consonante va con la vocale che la precede, le restanti con la vocale che le segue. Per fare un esempio: altro non si può che dividere in al-tro.

Quali altre regole dobbiamo conoscere per dividere in sillabe le parole?

Ora osserviamo l’interno della parola. Le regole da applicare sono piuttosto semplici, alcune richiedono uno sforzo di memoria e di ragionamento in più, ma nulla di difficile o complicato.

Quando una consonante semplice (detta anche scempia) si trova tra due vocali, va unita alla vocale che segue. Per esempio, la parola capolavoro viene divisa in questo modo: ca-po-la-vo-ro. Tale regola vale anche per la x, che pure foneticamente è una consonante doppia: taxi e pixel si dividono in ta-xi, pi-xel.

Se vi sono consonanti doppie (cioè due consonanti uguali), si dividono nel modo che abbiamo già visto, con una consonante che fa sillaba con la vocale precedente, l’altra con la successiva. Per esempio appallottolare diventa ap-pal-lot-to-la-re. Anche il gruppo cq si divide, per cui, per esempio, acquedotto diventa ac-que-dot-to.

Per quanto riguarda i gruppi di consonanti, si distinguono due casi.

Se il gruppo può stare all’inizio di altre parole della nostra lingua, non si divide e fa sillaba con la vocale seguente di cui è l’attacco. Per esempio: catastrofe si divide in ca-ta-stro-fe, increspare in in-cre-spa-re. Da notare che la lettera s seguita da una o più consonanti (diverse da s) fa sempre parte della sillaba che segue. Per esempio, costa si suddivide in co-sta, disfare in di-sfa-re, escludere in e-sclu-de-re, lasciare si divide in la-scia-re, astratto in a-strat-to. In altre parole, il gruppo formato da s + consonante o consonanti non si divide mai. Tra i gruppi di consonanti che possono stare a inizio di parola e che non vanno mai divisi ritroviamo anche gl e gn. Anch’essi, mi raccomando perché è un dubbio frequente, non si spezzano mai. Per esempio, pagliaio si divide in pa-glia-io.

libri, grammatiche e dizionari da consultareSe, invece, il gruppo consonantico non può stare all’inizio di parola, si divide. Se è formato da due consonanti, le due si dividono tra due sillabe. Per esempio, onda diventa on-da, lampo lam-po, colpo col-po. I più diffusi gruppi consonantici di due lettere che non sono ammessi a inizio di parola sono: cn, lm, rc, bd, mb, mn, ld, ng, nd, tm.  Se il gruppo è formato da tre o più consonanti, la prima consonante va con la vocale precedente, le altre con la vocale successiva. Per esempio, centravanti (dove vi è il gruppo di consonanti ntr, oltre a uno di due, nt) diventa cen-tra-van-ti. Se, come accade in qualche caso, l’unione della seconda e terza consonante oppure della seconda con la terza e la quarta, crea una giuntura che non esiste nella nostra lingua, allora la divisione si effettua tra la seconda e la terza. Per esempio, feldspato si divide in feld-spa-to, tungsteno tung-ste-no.

I gruppi di tre consonanti che non possono stare a inizio di parola più frequenti sono: rst, ntr, ltr, rtr, btr. Esempi di parole che contengono il gruppo rst sono superstrada e interstizio: esse si dividono in su-per-stra-da e in-ter-sti-zio. Notate, a proposito di superstrada, la presenza del prefisso super- e, a proposito di interstizio, la presenza del prefisso inter-. Ebbene, con i prefissi super-, iper-, inter-, trans-, sub-, dis- si deve fare molta attenzione. I casi sono due: o si dividono prima della seconda consonante oppure si staccano dalla parola cui sono uniti per formare il composto, quando sono ancora fortemente avvertiti come prefissi. Per esempio: trans-fron-ta-lie-ro, su-per-at-ti-vo, dis-u-gua-le, sub-ur-ba-no. Per queste parole, per essere certi di come dividerle, è meglio controllare sul dizionario.

I gruppi vocalici nella divisione in sillabe: il dittongo, il trittongo e lo iato

Che cosa dobbiamo fare quando in una parola, all’inizio o al suo interno, si hanno dei gruppi vocalici? Come si trattano? La cosa fondamentale è individuare di che tipo di gruppo vocalico si tratta.

Quando ci troviamo di fronte a un gruppo di due vocali, ci dobbiamo chiedere se le due formano un dittongo oppure uno iato. Se le due vocali formano un dittongo, non possono essere divise: sillaberemo pia-no, pia-nu-ra, au-gu-ri, au-to-mo-bi-le, vio-la, se-dia, piu-ma, ma-te-ria, senza scindere le due vocali. Se le due vocali formano uno iato, invece, si dividono. Per esempio: mi-a (attenzione: qui, e ne abbiamo parlato qualche giorno fa, non vi è un dittongo, perché la i è accentata), po-e-ta, le-o-par-do.

C’è qualche caso che fa eccezione. Un esempio classico è la parola via: ha l’accento sulla vocale i perciò è uno iato. I suoi derivati danno luogo, in linea generale, a dittongo e perciò non lo si divide: viale (via-le), viaggio (viag-gio), viandante (vian-dan-te). Tuttavia, in fuorviante (fuorviànte) il dittongo si divide (fuor-vi-an-te). Se vi state chiedendo perché, la risposta è presto detta: l’italiano è una lingua di eccezioni cui spesso si accompagnano eccezioni all’eccezione. Ciò dimostra l’utilità delle regole, che danno una prima sicura indicazione e una efficace sistemazione della lingua. Una volta che le padroneggiamo, apprezziamo anche le eccezioni. Il fatto che una lingua sfugga talora alle norme generali e abbia casi particolari significa che è viva e flessibile e risponde al meglio alle esigenze del suo uso. Per essere sicuri di non sbagliare, ancora una volta, raccomando di controllare sul dizionario, che riporta oltre alla voce linguistica anche la sua divisione in sillabe.

Se, invece, ci troviamo davanti a un gruppo di tre vocali, dobbiamo individuare se esse danno origine a un trittongo oppure a una vocale seguita da dittongo.

Se si tratta di un trittongo, (-iai, -iei, -uoi, -uai, -uei, -uoi – quest’ultimo nell’italiano moderno tende a passare alla forma -io), non lo si spezza. Quei, miei, puoi, suoi sono tutti monosillabi.

Se invece è il caso di una vocale seguita da dittongo, allora il gruppo vocalico si divide in sillabe: è il caso di -aio, formato dalla vocale a e dal dittongo -io. La parola paio si dividerà in questa maniera: pa-io.

Altre regole particolari

Le consonanti finali apostrofate fanno sillaba con la parola che segue. Nessun’altra diventa nes-su-n’al-tra, sull’aereo diventa sull’a-e-reo.

I gruppi consonantici b, c, d, f, g, p, t, v + l/r formano una sillaba con la vocale che segue, sia che stiano all’interno di parola, che al suo inizio (eccetto il gruppo tl). Per fare un esempio, atlante si divide così: a-tlan-te.

Le consonanti o i gruppi di consonanti in fine di parola nelle parole mutuate da altre lingue (latino compreso) fanno sillaba con la vocale precedente: sport (monosillabo), stan-dard, iter.

I digrammi ch e gh non vanno divisi. Chissà si sillaba in questo modo: chis-sà.

Non scordate, infine, che ogni sillaba contiene, per definizione, una sola vocale (fonica).

Una raccomandazione finale

Dividete in sillabe solo quando è veramente necessario (o… siete costretti). È meglio spezzare la parola intorno alla metà, in maniera da non lasciare in fondo alla riga o iniziare quella successiva con una vocale o una sillaba sole. Per ogni divisione di cui non vi sentite sicuri e per le parole più difficili o che intuite possano costituire eccezioni, ricorrete al dizionario.


¹Quando si parla di sillaba in poesia, ci si riferisce alla sillaba metrica, che è l’unità di misura del verso. Di solito, la sillaba metrica corrisponde alla sillaba comunemente definita. Ci sono casi in cui, però, e sono quelli che fanno differire le due, la suddivisione sillabica non rispetta le comuni regole grammaticali e viene alterata dalle cosiddette figure metriche (sinalefe, dialefe, sineresi, dieresi).

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2 pensieri su “La divisione in sillabe: le regole fondamentali

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