Il brindisi: storia di un antico saluto

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Per la fine dell’anno un guest post sul brindisi

Ormai ci siamo, l’anno è terminato e ci prepariamo al brindisi finale.

Milioni di persone in tutto il mondo festeggeranno alzando i bicchieri e facendoli tintinnare in segno di augurio e di buona fortuna per l’anno che sta per iniziare.

Il termine brindisi deriva dalla lingua tedesca bring dir’sche significalo porgo a te, cioè porgo a te il bicchiere, ma era già diffuso nella lingua spagnola col vocabolo brindis.

 

L’origine del brindisi

La consuetudine di brindare insieme a qualcuno ha origini antichissime. L’uomo da tempo immemore coltiva le viti per produrre uva e ricavarne ottimo vino da non tenere solo per sé. E se, dapprima, l’usanza di offrire del vino fu riservata soltanto agli dei come omaggio alla loro divinità, poi si è estesa ai propri amici e ai propri cari, come gesto di condivisione e augurio.

 

Il brindisi nel tempo

 

Il brindisi in epoca antica

Assiri e Babilonesi

I principi Assiri e Babilonesi, per conquistare il favore degli dei e soprattutto per ringraziarli, bevevano il vino in calici seduti all’ombra di tralci pieni di uva. I Faraoni, fin dall’anno 3000 a.C., con le loro spose, sceglievano il vino come offerta per onorare gli dei.

Greci e Romani

Per i Greci l’occasione ideale per bere del vino era il simposio, durante il quale un gruppo di amici discuteva temi importanti e la classica bevuta insieme coronava questo momento di convivialità. I Romani, dopo l’austera epoca repubblicana, adottarono dai Greci il simposio, ma con significato diverso, intendendolo come puro e semplice divertimento. Il vino, ad esempio, veniva versato sul pavimento o sulle are dei templi durante le cerimonie. I brindisi venivano fatti in onore di personaggi noti, innalzando tante coppe quante erano le lettere che componevano il loro nome. A volte, quando i brindisi erano numerosi, il vino veniva allungato con un terzo di acqua dolce o di mare.

Carlo Magno

Carlo Magno, nell’anno 800, diventerà Imperatore del Sacro Romano Impero. Carlo Magno era un uomo che non amava lo sfarzo, ma, consapevole della necessità di dover incrementare il suo prestigio personale e il rispetto di re e ospiti stranieri nei suoi confronti, imbandiva spesso pranzi ufficiali. In quelle occasioni era solito sedersi da solo sul sedile più alto e farsi servire da re e da ospiti stranieri arrivati alla sua corte. Le varie pietanze, prima di essere portate in tavola, erano annunciate da musici, mentre venti araldi armati, brindavano per tre volte in coppe d’oro alla sua salute.

 

Il brindisi tra il 1500 e il 1600

Tra il 1500 e il 1600 la parola brindisi entra a far parte del nostro idioma, grazie alle lingue tedesca e spagnola, come abbiamo già detto in apertura di post. Il significato che il brindisi aveva all’epoca era molto vicino all’accezione che tutti noi oggi gli attribuiamo. Era un saluto, un augurio, un omaggio per rendere onore o festeggiare qualcosa o qualcuno, pronunciato da un gruppo di persone, levando il calice e talvolta toccando reciprocamente i bicchieri prima di bere.

Evoluzione del brindisi negli anni dal 1600 al 1700

A partire dal 1600 si sta a tavola in allegra compagnia, soprattutto nelle sere invernali. Nascono le burle e gli inganni, magari con persone ignare che, sul momento, si prestano al gioco e che in seguito capiscono di essere cadute simpaticamente in un tranello. A tavola vengono utilizzati boccali in ceramica, bicchieri di vetro e brocche. Il contenitore, denominato “bevi se puoi”, al suo interno nasconde un segreto che non permette di bere finchè non lo si scopre. E, se non lo si trova, col vino il malcapitato veniva innaffiato. Il Seicento è anche l’epoca dei brindisi poetici: si beveva il vino accompagnandolo a versi e componenti lieti e spesso di carattere giocoso.

Nel 1700 il cambiamento sociale favorisce il ritrovo in salottini confortevoli per pochi amici intimi. Nascono Caffè e osterie che vengono frequentate da molte persone diverse tra loro, dall’operaio al cavaliere, dal forestiero al soldato: il brindisi si diffonde a ogni livello sociale.

 

Dall’Ottocento a oggi

La tradizione del brindisi prosegue ininterrotta per tutto l’Ottocento. Nel novecento, in particolare, si consolida l’uso di brindare durante le ricorrenze, le feste e i matrimoni. Oggi, la circostanza per eccellenza nella quale alzare i bicchieri in compagnia per brindare e pronunciare frasi di augurio è la fine dell’anno vecchio per accogliere quello nuovo.

 

Cosa dire durante il brindisi: «Cin cin» o «Prosit!»?

Cin cin è un’espressione di origine cinese che deriva da ch’ing ch’ing e che significa prego prego, usata a Canton come saluto cordiale ma scherzoso dai marinai, associato al buonumore procurato dalle bevute. Il termine è arrivato fino a noi grazie ai porti europei. È un’esclamazione che si può usare nei brindisi meno formali.

Prosit! è la terza persona singolare del congiuntivo latino prodesse, usata con valore esortativo. Significa “Ti sia di giovamento!”, “Salute, felicità e prosperità!”.  L’espressione veniva detta dal sacerdote quando finiva la celebrazione della messa e tornava in sacrestia. Se volete un brindisi ottimista, dite senza dubbio Prosit!

 

 

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Buon anno a tutti voi, amici di Scrivere grammaticando!

Articolo scritto da Fabiola Rizzi

Macrolibrarsi

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