Le figure retoriche: la metafora e la similitudine e la loro differenza

Le figure retoriche sono modi di esprimersi con le parole che sovente restituiscono un significato diverso da quello letterale. Sono, per dirla in altra maniera, il frutto di un uso non convenzionale della lingua. Questo spostamento, questa trasformazione, di significato delle parole si può realizzare in varie maniere. Oggi ne vediamo due diffusissime: la metafora e la similitudine.

La metafora: una trasformazione di significato per somiglianza

La metafora è una figura retorica che siamo abituati a incontrare di frequente in poesia. Aristotele, nella sua Poetica, la definisce come «il trasferimento a una cosa di un nome proprio di un’altra o dal genere alla specie o dalla specie al genere o dalla specie alla specie o per analogia». In sostanza, si dà a una cosa il nome di un’altra. E perché lo si fa? Ancora Aristotele ci ricorda che «il saper trovare belle metafore significa vedere e cogliere la somiglianza delle cose fra loro». La metafora è, quindi, una forma di conoscenza: posso trasferire un concetto o un’immagine da una realtà a un’altra perché, esaminandole, investigandole, vi ho trovato delle analogie, delle somiglianze, dei punti di sovrapposizione, delle qualità o proprietà comuni.

La metafora non è limitata al campo poetico: è ampiamente diffusa nell’uso nella lingua di tutti i giorni e pervade le nostre comunicazioni.

“Oggi devo andare dal meccanico a cambiare le candele della mia macchina”. Ebbene, il termine «candela» è qui usato in senso metaforico. Inizialmente, infatti, la candela era solo un oggetto di cera che serviva ad illuminare la casa o gli ambienti quando faceva buio. Poi, per via della somiglianza di funzione – la scintilla della candela della macchina incendia la miscela di aria e benzina e accende il motore dell’auto e la candela che fa luce rischiara grazie alla combustione dello stoppino che abbiamo acceso – e di forma – sono entrambe cilindriche e, almeno in origine, bianche – tra le due, si è preso a chiamare candela anche la parte del motore.

Facciamo un altro esempio. “Ben presto, il principe si rese conto della fatica della sua impresa. Aveva appena superato l’alta catena di montagne, che già all’orizzonte si profilava un nuovo ostacolo”. «Catena di montagne» è un’altra espressione metaforica: indica un insieme di montagne l’una vicina all’altra, in successione, proprio come la serie degli anelli di una catena. Di qui la possibilità e l’opportunità di farne una metafora.

Quindi, la metafora è una figura retorica che, per riferirsi e designare un oggetto o definire un concetto, usa una parola o un’espressione che normalmente ne indica un altro e lo fa sulla base di un rapporto di somiglianza tra i due. Con la metafora si esprime una realtà mediante un’altra che ha una relazione di similarità con la prima. «I tuoi occhi sono fari abbaglianti», cantava nel lontano 1967 uno dei miei cantanti preferiti, Mal. I tuoi occhi mi hanno colpito e catturato all’istante, sono luminosi fino a essere abbaglianti, come è dolcemente accecante l’amore che provo per te. Grazie alla metafora, il concetto di un amore improvviso, totalizzante e che sconvolge l’esistenza viene espresso con efficacia e grande forza comunicativa.

Cos'è una metafora

La metafora lavora sulle analogie. Quando la creiamo, vediamo in chi o in ciò di cui parliamo delle proprietà e delle caratteristiche che sono simili a quelle di un altro soggetto o oggetto. “Quella ragazza è un’aquila”: è, cioè, intelligente, acuta e piena di ingegno, esattamente come il rapace, per antonomasia simbolo di intelligenza.

La sinestesia è un tipo di metafora?

Abbiamo appena visto che la metafora attribuisce la proprietà di un oggetto a un altro, sulla base di un rapporto di somiglianza. La sinestesia, di cui vi ho già parlato, è un tipo particolare di metafora. Attribuisce una proprietà che appartiene a un certo senso a un altro dominio sensoriale. “Assaporo il profumo giallo dorato e delicato del fior di mimosa. Inconfondibile, mi fa pensare all’importanza dei ricordi”. Un profumo, normalmente, non può essere giallo dorato, non può avere una qualità che è propriamente visiva. E non può essere assaporato come si fa con un cibo. Eppure con la metafora e, nello specifico, con la sinestesia posso dirlo: il giallo richiama la vita e l’oro la preziosità, esattamente come sono preziosi e vitali i ricordi. L’assaporare mi dice che mi sono soffermata sulle sensazioni e sui pensieri che quella fragranza mi ha regalato.

La similitudine: un paragone che diventa esplicito

La metafora si basa sul paragone tra due cose, quasi sempre eterogenee tra loro. Un paragone che non viene espresso (non è questo lo scopo, né la natura, della metafora), ma resta implicito e che sarà chi legge o ascolta a decifrare e interpretare, dandovi una spiegazione.

Anche la similitudine si basa sul paragone tra oggetti o concetti eterogenei. Tuttavia, nel caso della similitudine, il paragone è esplicito: vi è cioè un elemento di collegamento tra i due termini posti a confronto. Tipicamente l’elemento di collegamento è la congiunzione come (dal latino “quomodo et”, nel significato di «nel modo che anche …»): hai il naso rosso come un peperone. Oltre a come, altri elementi (congiunzioni e verbi) possono fare da ponte, da nessi comparativi. Per esempio: è simile a, al pari di, sembra, quale, assomiglia, così…come, quale…tale.

La similitudine, quindi, accosta due oggetti ma li lascia distinti. Non li fonde insieme ma, più semplicemente, li mette in parallelo. È una figura che stabilisce un paragone tra i due termini, in modo che il secondo renda chiaro, più evidente il primo, grazie all’associazione di idee che genera spontaneamente. Ed è questo il punto fondamentale, la grande differenza con la metafora: la similitudine mira a chiarire  in modo semplice e diretto. Non c’è, dunque, bisogno, da parte di chi legge o ascolta, di un lavoro interpretativo come nella metafora.

La similitudine può essere resa in forma estesa: in tal caso si ha una prima parte (la protasi) in cui si descrive l’oggetto preso come termine di confronto, ovvero si dà, si definisce quell’immagine che serve a chiarire il concetto, la situazione, il sentimento individuati, e una seconda parte (l’apodosi) in cui si passa all’applicazione del termine, ovvero si specifica e si esplicita a che cosa si applica la precedente descrizione. L’apodosi è introdotta anch’essa da un nesso che la segnala. Per esempio: Come al comparire del sole la natura si risveglia, così al vedere te il mio cuore batte forte”.

Binari paralleli
La similitudine mette in parallelo, proprio come questi binari, due oggetti, allo scopo di rendere più chiaro il concetto o l’immagine espressi.

La similitudine può, altrimenti, essere svolta in forma concentrata, che è quella che incontriamo più spesso. In questo secondo caso, si riduce a una frase: “Mi sento felice come un fringuello”, “Sei tale e quale a un carabiniere”.

A volte si confonde la similitudine con la comparazione. Sono due figure retoriche che hanno lo stesso scopo – rendere più chiaro ciò che si sta dicendo – ma diverse nel merito: la comparazione è una figura con la quale si definisce più efficacemente un oggetto (o un concetto o un’idea) paragonandolo a un altro rispetto al quale, per quella qualità, si rivela essere superiore o inferiore. Per fare due esempi di comparazione: “Sei più veloce di un fulmine”, “Sei meno chiaro del buio fitto”. La similitudine, invece, stabilisce sempre e solo un rapporto di uguaglianza.

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