Il panico da pagina bianca: come risolverlo

Ovvero come superare il blocco dello scrittore davanti al foglio bianco (a volte persino bianchissimo).

Sei davanti al foglio bianco oppure allo schermo del computer. Hai in mano la penna o continui a fissare con aria interrogativa il lampeggiare del cursore del programma di videoscrittura e non riesci a iniziare. Non sai letteralmente da dove cominciare. Un’agitazione sottile ti sfiora, il dubbio sotterraneo ma palpabile e minaccioso di non sapere cosa e come scrivere ti ha colto. È il panico da foglio bianco. Che, in realtà, non esiste… Non strabuzzare gli occhi. La sindrome della pagina bianca e il blocco dello scrittore non esistono. Può capitare di non sapere come iniziare un testo, di non saper come scrivere qualcosa di nuovo o di originale rispetto a quanto scritto prima, di non essere capaci di andare avanti, soprattutto su parti e punti delicati, difficili, complessi. Ciò non significa, però, che non si è scrittori o che non lo si diventerà mai, né che non si riuscirà mai a stendere quella lettera o quella relazione di lavoro…. Significa che la stanchezza ha preso il sopravvento, che in quella giornata o in quel periodo le energie sono basse o ai minimi storici, se non inesistenti e l’entusiasmo sembra essere svanito. O che il timore per il compito rende esitanti, perché magari, non ci si considera all’altezza, in grado di affrontarlo… Chi è abituato a scrivere, quando sente che c’è qualcosa che non va, mette in atto strategie e diversivi che ha imparato essergli utili o necessari per non farsi prendere dai dubbi e dallo sconforto e per fronteggiare la stanchezza. Ma chi è alle prime armi con la scrittura dei testi – o con una scrittura che d’improvviso gli è richiesta in dosi massicce – come può fare per superare quella temporanea difficoltà?

Parto da un principio, che deve essere un punto ben fermo. Cominciare un testo è sempre un momento cruciale. La pagina bianca rappresenta tutte le potenzialità espressive che abbiamo in mente e per le mani e tutte le forme concrete che ne deriverebbero. È una sorta di universo nell’istante cosmico immediatamente precedente il big bang.

Per superare quello che viene chiamato il panico da pagina bianca sii consapevole che il lavoro di scrittura, nel suo momento iniziale di stesura, è, tra le sue tante funzioni, il primo passo concreto di un’opera di messa in ordine e deriva da una preparazione precedente, da cosa hai fatto prima, col materiale, con le idee che hai raccolto. La pagina bianca è come una porta che rappresenta l’ingresso al testo. Tu ne hai la chiave: questa altro non è che il filo logico che vuoi dare al tuo scritto e il piano del testo che vuoi realizzare. E quest’ultimo inizia sempre da un punto. Se non lo hai stabilito, ritorna all’architettura scelta per il tuo scritto e ai contenuti che vuoi includervi.

Si deve essere consapevoli anche di un altro fatto: che una lieve sensazione di non saper bene come iniziare è senz’altro positiva. Ti riporta e ti ancora all’obiettivo ed è una spinta in più alla tua concentrazione e alla creatività, a lasciarle emergere in tutta la loro forza e lucidità di visione.

Che cosa fare in concreto per superare il panico da pagina bianca?

Come abbiamo visto, per scrivere un testo, c’è bisogno di dati, informazioni e idee. Un testo non si scrive senza materia prima. In primo luogo, dunque, è fondamentale raccogliere con cura il materiale per scrivere e metterlo in ordine. È infatti necessario, dopo averlo collezionato, sistemarlo, sia eliminando quanto risulta superfluo sia predisponendo la scaletta (o piano) del testo.

In secondo luogo, è importantissimo saper gestire bene il tempo. Ovvero, la fase di prima stesura del testo, non va sottovalutato, non è corta. Richiede del tempo per scrivere i vari pezzi come piace a noi e come vogliamo farli arrivare al lettore. Richiede, in parallelo, un lavoro di creazione della coerenza e della coesione del discorso. Testo deriva, infatti, dal latino texere, intrecciare. Le parole sono come i fili preziosi di una tela setosa: lavorati tutti insieme ci danno il tessuto, ovvero il nostro testo scritto. Il foglio è la cornice del telaio e la tua penna (o tastiera) è la navetta volante, che sui quei fili lavora alacremente.

In terzo luogo, scrivere quando si è riposati. Non solo: isolati da ciò che ti circonda e non farti distrarre da nulla e da nessuno. Se senti troppa tensione, poggia la penna (o togli le dita dalla tastiera) e concediti uno o due minuti per rilassarti, facendo anche dei bei respiri profondi. Sgranchisciti spalle e gambe.

Quarto consiglio, da mettere in pratica a parte, non sul testo cui stai lavorando e che devi consegnare alla scadenza. Esercitati il più possibile al di fuori del lavoro o della scuola. Scrivi mini-testi, dandoti dei tempi e delle consegne definite. Per esempio, prova a scrivere un testo di 100 parole in massimo 20 minuti che contenga tre termini chiave riferiti all’argomento scelto e che sia completo dal punto di vista della struttura (che abbia cioè una introduzione, uno sviluppo e una conclusione). Allenati a fare mappe di ogni genere, testuali, semantiche, concettuali. Abituati a fare liste. E, soprattutto, fatte quelle mappe, stese quelle liste, impara a leggere e a trovare i collegamenti tra i vari elementi e fai mente locale su come le hai ricavate.

Scrivere grammaticando

Appassionata, da sempre, di grammatica, con una romantica preferenza per la linguistica, mi occupo di scrittura, di revisione di testi e di progettazione di piani editoriali. Blogger da tempo immemore, curo i miei siti personalmente con molto amore e tanta passione. Ho fatto mia la frase di Wislawa Szymborska: «Tutto a questo mondo si distrugge per il continuo uso, tranne le regole di grammatica».

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