La rapidità secondo Calvino nelle sue lezioni americane

Nella sua seconda lezione americana, Italo Calvino discute di cosa sia, per lui, la rapidità. Lo fa, come con la precedente lezione, con un percorso particolare, non lineare: a partire da alcune importanti considerazioni sulla struttura narrativa arriverà a parlare, in conclusione, come chiosa finale, del metodo di lavoro dello scrittore.

La rapidità come ritmo del racconto

Che cosa ci affascina in una storia? La capacità di tenerci legati allo svolgersi degli avvenimenti che uno dopo l’altro accadono. Non tanto, ci avverte Calvino, per i fatti narrati in sé stessi, per il loro contenuto, quanto per il ritmo narrativo che lo scrittore vuole dare al racconto. È un ritmo che, Calvino ci dice, esiste se nella narrazione viene inserito un oggetto misterioso (o anche più di un oggetto) in grado di muovere i diversi personaggi della storia intorno a lui, quasi come se fosse una calamita, e di determinare le reti di relazioni che si creano tra di loro.

Il ritmo viene dato al racconto da quell’oggetto anche in forza di ciò che simboleggia, di ciò che rappresenta in maniera esplicita o solo implicita.

Il ritmo della narrazione, dunque, si basa sulla concatenazione degli avvenimenti, sul legame logico che li tiene insieme: se accade un certo fatto, questo ne produce un altro come conseguenza e così via sino alla fine della storia. Ogni fatto è giustificato dalla ricerca dell’oggetto del desiderio o dal suo inseguimento. Ed è l’oggetto del desiderio, col suo ruolo simbolico e la sua funzione narrativa, a determinare il significato, il senso dell’intera storia.

La rapidità pare, quindi, essere principalmente frutto dell’incalzare degli avvenimenti, che si verificano l’uno in seguito all’altro veloci e per motivi chiari. La rapidità, in conclusione, sembrerebbe avere a che fare soprattutto col collegamento tra avvenimenti, con questa successione: «Come nelle poesie e nelle canzoni le rime scandiscono il ritmo, così nelle narrazioni in prosa ci sono avvenimenti che rimano tra loro». Al che si può trarre la conclusione che la trama è un insieme di corrispondenze interne tra fatti collegati e il racconto è «in ogni caso (…) un’operazione sulla durata, un incantesimo che agisce sullo scorrere del tempo»

La rapidità è soprattutto nello stile

È a questo punto che la lezione prende una svolta, perché, in realtà, nonostante lo abbia appena detto, la rapidità ha poco a che fare col tempo del racconto in sé. Calvino, durante la sua attività di scrittore, si era occupato e appassionato alle fiabe: «per interesse stilistico e strutturale, per l’economia, il ritmo, la logica essenziale con cui sono raccontate».

Il ritmo e l’essenziale: sono loro il primo passo per l’efficacia narrativa. La concatenazione degli eventi è sempre un frutto dell’essenzialità e del ritmo. A volte può essere ottenuta interrompendo il racconto, cioè con una variazione del tempo: da continuo a discontinuo. Il tempo può essere compresso o decompresso: ciò che conta è come lo si modula, come esso crei e dia movimento (un tema caro allo scrittore) alla storia.

Ed è qui che fa il passaggio fondamentale: la rapidità è una questione di stile, di capacità di espressione del narratore, che fa dire ai personaggi le parole giuste e che usa le parole e le frasi adatte per raccontare le azioni e i fatti.

E non solo: la rapidità è la velocità della scrittura. Ovviamente, non lo scrivere in fretta, ma come metodo di pensiero e di ragionamento agile, come gusto artistico nella scrittura. Due proprietà che rispecchiano le caratteristiche essenziali della nostra intelligenza: l’agilità e la capacità di immaginazione. In tal senso, ritroviamo il concetto di scrittura come forma di comunicazione. Lo scrittore immagina un mondo e lo crea attraverso la scrittura, grazie alla quale lo comunica al suo lettore e senza mediazioni. Non c’è, cioè, bisogno di spiegarlo, è scritto, è a disposizione del lettore, che lo vede e lo percepisce con gli occhi della sua intelligenza e fantasia.

Scrivere è calcolare una traiettoria

Scrivere è come calcolare una traiettoria e seguirla. E, per poterlo fare, il lavoro intellettuale dello scrittore dev’essere intenso, concentrato, costante, inarrestabile. Solo in questo modo, cattura e collega gli avvenimenti facendone una storia, che per Calvino sono «punti lontani dello spazio e del tempo». Perché, lo dirà solo alla fine della conferenza, scrivere è immaginare, è l’immaginazione e il movimento tradotti in parole. Ed ecco che è questo il momento in cui ci dice che la rapidità si realizza nel rallentare per andare alla ricerca «del mot juste, della frase in cui ogni parola è insostituibile, dell’accostamento di suoni e di concetti più efficace e denso di significato. Sono convinto che scrivere prosa non dovrebbe essere diverso dallo scrivere poesia; in entrambi i casi è ricerca d’un’espressione necessaria, unica, densa, concisa, memorabile». La scrittura come resa sulla carta di ciò che il suo autore ha in mente.

È il concetto di tensione narrativa, ovvero quel modo di scrivere che tiene letteralmente il lettore incollato alla pagina per sapere cosa succede in quelle dopo. Solo in parte dipende dall’intreccio, è soprattutto questione di come si scrive. Il lettore dev’essere coinvolto e non si deve annoiare mai. La soluzione, per Calvino, poiché la tensione è difficile da mantenere per opere di centinaia di pagine, è scrivere opere brevi,  in cui cesellare le parole e le frasi. Calvino conclude la conferenza parlando di due dei dell’Olimpo, Mercurio e Vulcano. Per lui impersonano l’essenza del lavoro dello scrittore. Il primo rappresenta la rapidità dell’intelletto: intelligenza, vivacità, movimento creativo, immaginazione. Il secondo la pazienza: per avere una scrittura capace di comunicare occorre un lungo lavoro paziente di aggiustamento, revisione e maturazione.

Nota al post: le citazioni contenute nell’articolo sono tratte da “Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio”, Einaudi 2015

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Scrivere grammaticando

Appassionata, da sempre, di grammatica, con una romantica preferenza per la linguistica, mi occupo di scrittura, di revisione di testi e di progettazione di piani editoriali. Blogger da tempo immemore, curo i miei siti personalmente con molto amore e tanta passione. Ho fatto mia la frase di Wislawa Szymborska: «Tutto a questo mondo si distrugge per il continuo uso, tranne le regole di grammatica».

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