L’esattezza della scrittura

L’esattezza è una proprietà che appartiene al linguaggio e al testo. È ciò che rende un testo, uno scritto, tale. Quando le parole corrispondono alla realtà che vogliono rappresentare e quando il testo riesce a comunicare il suo significato e a esprimere il suo messaggio, allora quel testo è esatto.

Quello che mi ha colpito della lezione di Calvino sull’esattezza è che, a differenza delle precedenti lezioni, inizia andando subito al cuore della questione. Che cos’è l’esattezza? Per lui è il «disegno dell’opera ben definito e ben calcolato», è «l’evocazione d’immagini visuali nitide, incisive, memorabili», è, infine, «un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione».

L’esattezza vive in quelle tre dimensioni. Poiché parla con le sue conferenze di letteratura ed essendo lui uno scrittore, pone al primo posto della sua definizione la costruzione di una trama chiara e fondata, passa in secondo luogo al piano della scrittura della storia, che per lui era basata sulle immagini, e, infine, chiude rammentando l’importanza di parole scelte con cura e appropriatezza. Ma, in fondo, ciò vale per ogni tipo di testo: va progettato prima, è pensato per catturare l’attenzione e l’interesse del suo lettore, per coinvolgerlo, e scritto con ogni cura.  

L’esattezza della trama, ovvero saper pianificare un’architettura

Quando parlo di trama uso spesso la metafora del filo. La trama è un filo srotolato dallo scrittore che deve essere riavvolto dal suo lettore mentre avanza tra le pagine. Il lettore si accorge se ci sono nodi che aggiustano il filo che si era rotto per un qualche motivo. E si accorge anche se il filo è usurato o sfilacciato.

La capacità dello scrittore di costruire una trama ben strutturata, legata nelle sue parti, che lasci filtrare la giusta luce sugli accadimenti, i personaggi, le loro motivazioni e intenzioni, è fondamentale se vuole che la storia regga e scorra. Creare la trama di un racconto o di un romanzo è sempre un’operazione delicata, perché piena di complessità e di equilibri da mantenere. È, a tutti gli effetti, un’opera di progettazione.

L’esattezza delle immagini

Uno dei principi cardine della narrativa moderna è “Show, don’t tell”, ovvero mostra, non raccontare. In questa maniera avviene un’immersione del lettore all’interno della storia, si sente coinvolto dai fatti e parte delle vicende, comprende meglio i personaggi e si immedesima in loro. «Mostra ogni cosa ai lettori, non dir loro nulla» raccomandava Ernest Hemingway.

In una lettera del 5 febbraio 1915, scritta in risposta a un’aspirante scrittrice, Jack London scrive:

«Mia cara Ethel Jennings,

Le restituisco in allegato il suo manoscritto. (…) Un lettore che non sapesse niente di lei, e che leggesse il suo racconto in un libro o in una rivista, dopo parecchie pagine si starebbe ancora chiedendo in quale parte del mondo è ambientata la sua storia. Lei avrebbe dovuto inserire in modo artistico, e integrandola bene nell’intreccio, poco dopo l’inizio, l’ambientazione del racconto.

Invece il suo racconto di fatto non ha un’ambientazione. (…) Ecco il primo errore che ha commesso.

Sviluppi l’ambientazione. Ci metta del colore locale. Sviluppi i suoi personaggi. Faccia in modo che i suoi personaggi diventino reali per i lettori. […]

A pagina 3 del suo manoscritto lei si ferma per spiegare al lettore quanto è angoscioso per una donna vivere con un uomo al di fuori del vincolo nuziale. Sono dispostissimo ad ammettere che è angoscioso per una donna vivere con un uomo al di fuori del vincolo nuziale, ma come artista sono costretto a dirle, per l’amore del cielo, di non interrompere la narrazione per spiegare al lettore quanto è angoscioso. Lasci che sia il lettore a ricavare questo senso di angoscia dal suo racconto man mano che la narrazione va avanti.»

Creare immagini significa, in breve e alla lettera, materializzare sotto gli occhi del lettore ciò di cui si sta scrivendo: ambienti, scene, vicende, personaggi.

Esattezza è essere leggeri e precisi

L’esattezza del linguaggio

Quand’ero al Liceo, le ore di grammatica erano le mie preferite. Ho avuto la fortuna di studiare su un testo ottimo, che aveva la particolarità non comune di dedicare molte pagine alla trattazione delle funzioni della lingua (rappresentare, pensare, comunicare, esprimersi, agire sugli altri) e di cosa fosse il significato di una parola.

Col linguaggio conosciamo il mondo, diceva il mio testo di grammatica, e lo possiamo rappresentare, cioè descrivere, spiegare, raccontare, dopo averlo esplorato e indagato. Possiamo andare alla scoperta del mondo solo con noi stessi ed esprimere questa esperienza solo con le parole. E lo stesso possiamo fare anche se quel mondo ce lo immaginiamo soltanto, non c’è bisogno che esista davvero.

Perdere le parole, la capacità di saperle usare significherebbe perdere ciò che di più prezioso abbiamo, impoverire, fino a polverizzare, il nostro pensiero, impedendoci di crearlo e di esprimerlo.

Nella sua lezione Calvino intendeva l’esattezza del linguaggio come saper scegliere le parole giuste, corrette e appropriate, ed essere in grado di costruire frasi armoniche e piene di significato. Metteva insieme forma e sostanza, che, in fin dei conti, è la vera unica grande ragione d’essere di uno scrittore.

Nota al post: le citazioni in apertura sono tratte da “Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio”, Einaudi 2015

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Scrivere grammaticando

Appassionata, da sempre, di grammatica, con una romantica preferenza per la linguistica, mi occupo di scrittura, di revisione di testi e di progettazione di piani editoriali. Blogger da tempo immemore, curo i miei siti personalmente con molto amore e tanta passione. Ho fatto mia la frase di Wislawa Szymborska: «Tutto a questo mondo si distrugge per il continuo uso, tranne le regole di grammatica».

2 pensieri su “L’esattezza della scrittura

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