Le vitamine, origine e storia di un termine recente.

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Qual è l’origine del termine vitamina? Qual è la storia della nascita delle vitamine? Andiamo a scoprirlo in questo guest post di Fabiola Rizzi.

Nel 1912 il biochimico statunitense di origini polacche Casimir Funk, durante le sue ricerche presso l’Istituto Lister di Londra, isolò un complesso di micronutrienti ottenuto dalla buccia e dalla pula del riso, il quale era in grado di alleviare i sintomi del beriberi, malattia che si manifestava con una certa frequenza tra i marinai giapponesi.

Quel composto organico essenziale per il corretto funzionamento e mantenimento dell’organismo fu denominato dallo stesso Funk «vitamina», cioè ammina della vita, e comprendeva 4 vitamine: B1, B2, C e D. Nel 1936, poi, scoprì anche la vitamina B3 o acido nicotinico o niacina.

Il termine vitamina è un nome composto: è l’unione di vita, derivato dal latino vita, e tiammina. Una parola dalle origini recenti che è entrata a pieno titolo nel linguaggio corrente, ma che ha una storia lunga e complessa.

Una storia che inizia dagli Egizi

Per comprenderla, dobbiamo tornare indietro nel tempo: già gli Egizi erano a conoscenza di una malattia chiamata scorbuto ed anche il grande medico greco Ippocrate, nel V secolo a.C. vi aveva fatto riferimento. Tuttavia, all’epoca, non veniva curata e non veniva studiata, perché non era molto diffusa. 

Sempre gli Egizi erano a conoscenza che gli estratti di fegato erano in grado di curare la cecità notturna; oggi si sa che è a causa della carenza di vitamina A che si può sviluppare la malattia.

Dopo la scoperta dell’America ad opera di Cristoforo Colombo nel 1492, iniziarono le circumnavigazioni del globo terrestre da parte di esploratori come Ferdinando Magellano e James Cook.

I marinai chiamati a formare gli equipaggi erano numerosi, poiché si poteva arrivare sino al cinquanta per cento di morti e oltre durante le navigazioni, proprio perché si ammalavano di scorbuto, dovuto all’impossibilità di portare sulle navi frutta e verdura fresche, in quanto facilmente deperibili.

Durante la prima circumnavigazione del globo di Ferdinando Magellano (1480 – 1521) iniziata nel 1519 e terminata nel 1521 quasi tutto l’equipaggio perì, perché non era stato possibile caricare sulle navi prodotti freschi, ed egli stesso morì in uno scontro con i nativi di un’isola delle Filippine nel tentativo di  approvvigionarseli.

James Cook (1728 -1779), esploratore, navigatore e cartografo britannico, oltre all’igiene degli ambienti e del personale a bordo, teneva anche in modo particolare a che i suoi uomini seguissero un regime alimentare equilibrato per ritornare a casa sani e salvi dopo le spedizioni alla ricerca di nuove terre. Sulle navi caricava crauti conservati nell’aceto, succhi di vegetali e, negli approdi alle più diverse latitudini, reperiva frutta fresca.

Dallo scorbuto si guarisce grazie alla vitamina C

Come abbiamo visto finora, la malattia e i sintomi dello scorbuto erano conosciutissimi, così come il ruolo degli alimenti freschi, in particolare verdure, nel prevenirla. La scoperta della vitamina C, la cui somministrazione è il trattamento di elezione nella cura e nella prevenzione, avvenne solo molto tempo dopo.

Non solo lo scorbuto e il beriberi ma anche la pellagra e il rachitismo sono dovute a carenza vitaminica

Oltre allo scorbuto e al beriberi, ci sono altre malattie che hanno colpito duramente le popolazioni e hanno permesso di scoprire, dopo un lungo percorso, le vitamine. Sono la pellagra e il rachitismo.

Il rachitismo è dovuto alla carenza di vitamina D e può essere sconfitto introducendo l’olio di fegato di merluzzo nella propria dieta quotidiana, che contiene tale vitamina.

La pellagra è una malattia che ha colpito gli Stati Uniti d’America, soprattutto la zona Sud nel periodo tra il 1907 e il 1940, causando milioni di morti. Ricordiamoci che anche il Nord dell’Italia, soprattutto la regione Veneto, fu interessata dalla stessa malattia. Pellagra deriva dal dialetto lombardo “pelle agra”, pelle ruvida, e la parola fu adottata in tutto il mondo.

La polenta, ottenuta dal mais, che oggi è pietanza che accompagna alcuni piatti a base di carne, pesce o formaggio, è stata la causa di questa malattia, perché, quando viene mangiata da sola, come unica fonte di alimentazione, non permette di assumere i nutrienti che servono al nostro organismo.

I messicani non contraevano questa malattia, anche se alla base della loro dieta c’era il mais, perché la farina di questo cerealeveniva tenuta a bagno in “acqua di calce”, che rendeva disponibili le vitamine, in particolare la niacina, detta anche vitamina PP, ovvero Preventing Pellagra.

Il medico di origini ungheresi Joseph Goldberger capì per primo che una dieta non corretta era all’origine della malattia e i suoi successori scoprirono la vitamina PP mancante.

La storia delle vitamine è dipesa dai progressi e dalle scoperte della scienza

La storia delle vitamine, sostanze così importanti nella cura di molte malattie, è strettamente collegata alla scienza e ai suoi progressi. Ci sono voluti secoli per scoprirle e per dare loro un nome.

Vorrei citare, infine, uno scienziato giapponese che a causa della traduzione errata del suo articolo scientifico del 1910 in lingua tedesca ha perso il primato riguardo alla scoperta delle vitamine: Umetaro Suzuki. Egli riuscì ad estrarre un complesso di micronutrienti dalla crusca del riso solubile in acqua, ma l’articolo tradotto non in modo opportuno non riuscì a far comprendere l’importanza della sostanza nutritiva. Pertanto, non destò il giusto interesse e, come sappiamo, a Casimir Funk fu attribuito il primato di tale scoperta.

Frutta e verdura fresche sono fondamentali per apportare vitamine all’organismo
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Scrivere grammaticando

Appassionata, da sempre, di grammatica, con una romantica preferenza per la linguistica, mi occupo di scrittura, di revisione di testi e di progettazione di piani editoriali. Blogger da tempo immemore, curo i miei siti personalmente con molto amore e tanta passione. Ho fatto mia la frase di Wislawa Szymborska: «Tutto a questo mondo si distrugge per il continuo uso, tranne le regole di grammatica».

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