Sé stesso o se stesso: come lo scrivo? Con o senza accento acuto?

Si scrive sé stesso con l’accento acuto sul pronome personale oppure si può, in alcuni casi, fare a meno dell’accento?

Una nuova regola per l’ortografia del pronome personale sé?

In anni recenti, è sembrata affermarsi come regola una nuova convenzione ortografica alquanto bizzarra, fatta di eccezioni alla norma (estese poi anche all’aggettivo medesimo/medesima) e di eccezioni all’eccezione, che altro non sono che un ritorno alla regola già conosciuta e applicata.  

Secondo questa complicata interpretazione, il pronome personale «sé» si scrive accentato quando è da solo: «Se lei farà da sé, la soddisfazione per il risultato ottenuto sarà doppia».

Quando il pronome «sé» si trova davanti a «stesso», «stessa» e anche davanti a «medesimo» e «medesima», poiché è chiaro che è un pronome (chiaro a chi, però, non si sa), può fare a meno dell’accento. Come dire che se è estate e c’è il sole, posso togliere il cappello per ripararmi dai suoi raggi. Un controsenso.

Tuttavia, quando l’espressione è al plurale, poiché gli aggettivi dimostrativi «stessi» e «stesse» possono essere confusi coi congiuntivi imperfetti del verbo stare, si deve accentare di nuovo il pronome e scrivere: sé stessi, sé stesse. Se il «sé» è in abbinamento con «medesimi» e «medesime», si scrive se medesimi e se medesime senza accento, perché non genera alcuna (siamo sicuri?) confusione.

Quando ero al liceo, uno dei timori e terrori della mia professoressa di italiano era che, all’esame di maturità, il componente della commissione che si doveva occupare di correggere i temi incappasse in un «sé stesso» scritto con l’accento quando invece, a suo giudizio, andava scritto senza oppure che accadesse il contrario: che correggesse un «se stesso» scritto senza accento segnandolo errore ortografico con un bel doppio tratto di penna rossa.

Le ragioni di tanta complicazione

Per quale ragione si dovrebbe togliere l’accento al pronome «sé» davanti a «stesso» e «medesimo»? Le ipotesi che spiegano questa eccezione alla regola che vuol diventare regola essa stessa sono almeno un paio. Potrebbe essere nata in ambito scolastico e diffusasi attraverso l’insegnamento di maestri elementari e professori che la ritenevano accreditata (il che spiega i timori della mia professoressa del liceo). Oppure il fatto che il sia un monosillabo accentato ma che, quando si trova davanti all’aggettivo dimostrativo stesso, sia in posizione protonica, ovvero si comporta analogamente alla sillaba che in una parola viene prima della sillaba accentata (cosiddetta protonia sintattica, ovvero il fenomeno della protonia non riguarda la singola parola ma due parole all’interno della frase). Tuttavia, sebbene vi sia una stretta relazione tra le due parole, non vi è alcuna fusione tra le due e, soprattutto, nella pronuncia gli accenti tonici di ciascuna si sentono bene. Né, mi sembra, si possa ovviare a questa argomentazione sostenendo che l’accento di sé sia solo grafico, quindi che lo si possa togliere quando si scrive, quando non vi sia ambiguità con il se pronome atono e col se congiunzione.

L’obiezione lecita è: che senso ha togliere un accento che serve proprio a NON creare ambiguità? Detto ancora altrimenti e più in profondità, quell’accento non serve solo per una questione di scrittura, ma identifica il pronome «sé», ci trasmette un’informazione anche sul suo significato. Togliere l’accento, seppure per un attimo, crea un problema di interpretazione in chi legge, un’incertezza di attribuzione di senso: è, quindi, sbagliato. Lasciandolo, l’operazione di interpretazione è più semplice, il senso resta chiaro, la lettura scorre senza intoppi e, fatto più importante, la parola non perde la sua identità di significato (il monosillabo è breve ma ha un suo contenuto).

In conclusione, la forma corretta, al singolare, è sé stesso e sé stessa, con il pronome personale sé accentato.  

Ricapitoliamo

è un pronome personale riflessivo di terza persona singolare e plurale. È un pronome tonico che rientra nell’elenco dei monosillabi tonici, ovvero di quei monosillabi che si scrivono segnando l’accento grafico.

L’accento ci aiuta a distinguerlo dal se congiunzione e dal se pronome atono (corrispondente al pronome si nelle combinazioni con altri pronomi atoni: se lo/se lase li/se le; se ne).

Al singolare, in combinazione, con stesso e stessa va scritto con l’accento: «sé stesso», «sé stessa». Al plurale anche: si scrive «sé stessi», «sé stesse». Il sé continua a mantenere il suo accento.

Lo stesso ragionamento si applica quando sé è usato in combinazione con medesimo: non perde l’accento e si scriverà «sé medesimo», «sé medesima», «sé medesimi» e «sé medesime».

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Scrivere grammaticando

Appassionata, da sempre, di grammatica, con una romantica preferenza per la linguistica, mi occupo di scrittura, di revisione di testi e di progettazione di piani editoriali. Blogger da tempo immemore, curo i miei siti personalmente con molto amore e tanta passione. Ho fatto mia la frase di Wislawa Szymborska: «Tutto a questo mondo si distrugge per il continuo uso, tranne le regole di grammatica».

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