Il romanzo giallo: caratteristiche e storia del genere

Una signora dai capelli corti biondi che si ritrova, suo malgrado, coinvolta in casi di omicidio a volte misteriosi, a volte troppo facili da risolvere per non insospettirla che qualcosa non va: se penso al giallo come genere mi viene in mente lei, l’inossidabile Jessica Beatrice Fletcher, sempre alle prese con situazioni che non la convincono mai, e a ragione, fino in fondo.


Lo schema deduttivo: caratteristica del giallo classico

La serie di telefilm della Signora in giallo è basata sul principio classico del romanzo poliziesco delle origini: il metodo deduttivo. Il giallo classico (detto, per tal motivo, anche giallo deduttivo) muove da una domanda fondamentale: chi è stato? Protagonista indiscusso della storia gialla è l’investigatore che, arrivato sul luogo del delitto o venuto a conoscenza del caso, si mette alla ricerca del colpevole usando un’arma potente e infallibile: il ragionamento logico. A partire dallo studio della scena del delitto, ricostruisce, basandosi sugli indizi raccolti, come e perché si è mosso in una certa maniera l’assassino, arrivando a individuare con certezza chi è.

La struttura del giallo classico

Il giallo classico è detto anche giallo-enigma: la sua struttura, infatti, altro non è che la risposta a un enigma, alla domanda “chi ha commesso l’omicidio?”

La storia segue perciò uno schema diviso in quattro fasi fondamentali:

  1. Il PRELUDIO: la narrazione, come ogni buon romanzo, inizia con la descrizione della situazione iniziale di partenza. Corrisponde, in sostanza, alla scena di apertura del primo atto della struttura narrativa classica in tre atti: ci dice quanto succede prima che il delitto abbia luogo.
  2. L’ENIGMA: a questo punto la storia presenta il delitto, la cui scoperta genera il mistero da risolvere: chi ha commesso il crimine (e come e perché)? Tale fase comprende, di fatto, l’incidente scatenante e la presentazione del problema del protagonista che chiudono il primo atto della struttura narrativa classica in tre atti.
  3. L’INDAGINE: è il momento centrale del romanzo. L’investigatore lavora per ricostruire cosa è successo: raccoglie tutti gli indizi, ne cerca altri che in un primo momento potevano essergli sfuggiti tornando sulla scena del delitto, li considera ed esamina uno per uno, li mette in ordine secondo una logica, procedendo per ipotesi e conferme, scartando via via le ipotesi che non hanno fondamento logico e, soprattutto, riscontro («Una volta eliminato l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità», così Arthur Conan Doyle nel suo Il segno dei quattro) e che lo distraggono dalla vera pista da seguire. Interroga i sospettati. Scava nel passato della vittima. Raccoglie prove.
  4. La SOLUZIONE FINALE: dopo tutto il lavoro di indagine svolto, l’investigatore tira le somme, arriva alla conclusione finale e svela la soluzione al mistero. Grazie a tutto ciò che ha raccolto, che lo porta a formulare le ultime fondamentali deduzioni, scopre la verità, individua con certezza il colpevole e il suo movente e lo incastra grazie a prove schiaccianti. Di solito, il colpevole è chi meno il lettore si aspetta.

Il primo romanzo giallo della storia della letteratura

La nascita ufficiale del romanzo giallo deduttivo si ha con Edgar Allan Poe. Nel 1841 pubblica I delitti della Rue Morgue. Si tratta di un racconto che ha per protagonista Auguste Dupin. Auguste è un uomo colto, brillante, arguto. Discendente di una famiglia illustre, caduto in disgrazia, vive in ristrettezze, circondato dai libri, a Parigi, assieme a un suo anonimo amico-assistente che ci racconta le sue avventure. Investigatore dilettante, usa le sue capacità analitiche e un procedimento rigoroso e razionale per giungere alla soluzione del caso, battendo anche la polizia. Oltre che de I delitti della Rue Morgue è protagonista anche di altre due storie: Il mistero di Marie Roget (1842-43) e La lettera rubata (1845).

Lo scrittore Edgar Allan Poe

Di lì in poi molti altri autori si dedicheranno al romanzo giallo. Tra i più rappresentativi ricordo Arthur Conan Doyle, creatore di Sherlock Holmes (la cui prima avventura, Uno studio in rosso, è del 1887), Agata Christie a inizio Novecento, creatrice di Hercule Poirot, protagonista di una quarantina di suoi romanzi, ispettore di polizia belga in pensione, e di Miss Jane Marple, e Rex Stout, che dà vita, nel 1934, a Nero Wolfe.


L’investigatore: è sempre un poliziotto?

Nel libro giallo, il protagonista è l’investigatore che svolge l’indagine. Può essere un investigatore professionista: un ispettore di polizia, un militare, un detective privato, un esperto criminologo. Può essere una persona che, cioè, per mestiere si occupa di indagini e ha anche tutti i mezzi adatti per svolgerle al meglio.

Ma può essere anche una persona comune, dilettante, che si è trovata sul luogo del delitto per caso o perché incuriosita da ciò che era accaduto, o perché mossa dal desiderio di cercare la verità e fare giustizia. Può essere un uomo, una donna. Basti pensare a Miss Marple, un’anziana signorina inglese con la passione del giardinaggio e della maglia, fenomenale investigatrice.

Chiunque sia l’investigatore o l’investigatrice, ad ogni modo, deve possedere almeno queste 5 qualità: un grandissimo e acutissimo spirito di osservazione, tenacia, capacità logiche, conoscenza dell’animo umano e, soprattutto, un grande amore per l’investigazione.

Quattro elementi chiave delle trame gialle

Nei gialli ci sono alcuni elementi caratteristici ricorrenti. Vi segnalo i più importanti:

  • L’atmosfera: va da sé che in un romanzo giallo l’atmosfera di suspense, quel tenere il lettore col fiato sospeso, è fondamentale. Il lettore dev’essere a fianco del detective dall’inizio sino alla fine e arrivare, insieme a lui, alla conclusione finale.
  • Gli indizi: l’investigatore formula ipotesi ed elabora le sue teorie basandosi sugli indizi che ha a disposizione. Ogni indizio va perciò messo, dallo scrittore, nel giusto risalto.
  • L’alibi: di solito, ogni sospettato ne ha uno e l’assassino, uno perfetto. Ma si sa… ciò che sembra a prima vista perfetto, da vicino non lo è più. Gli sviluppi dell’indagine mostreranno, col loro procedere, il contrasto fra come appaiono le cose e la verità, che verrà svelata soltanto alla fine.

Nel giallo classico, infine, molta importanza ha il luogo in cui si svolge il delitto. In genere, è un luogo chiuso, in modo che il colpevole sia uno nella cerchia ristretta dei presenti. Molto diffusi sono anche i gialli ambientati in treno, su una nave, in un ospedale, in una villa o un castello isolati, in un albergo, in un laboratorio o ufficio o università: tutti luoghi in cui è presente solo chi ha un motivo per essere lì (un estraneo verrebbe subito notato) e non chiunque, che renderebbe di fatto impossibile (o quasi) arrivare al colpevole.


Il romanzo giallo è giallo solo in Italia

Il romanzo poliziesco è detto giallo solo in Italia. Nel mondo anglosassone è noto come detective fiction (o detective novel), crime story o mystery story.

Dobbiamo il nome di giallo alla scelta della casa editrice Mondadori di pubblicare, a partire dal 1929, una collana di libri polizieschi, sulla scia del successo che il genere riscontrava all’estero. Fu scelto come colore di copertina il giallo canarino, per distinguere quella collana mondadoriana dalle altre già in essere e in produzione. Al centro, spiccava un cerchio rosso al cui interno era stampata un’illustrazione che riprendeva il momento saliente della vicenda narrata.

Da allora, da noi, i libri del genere poliziesco sono detti libri gialli.

Il primo giallo italiano

Il primo autore poliziesco italiano è Alessandro Varaldo (1878 – 1953), le cui opere inaugurarono, per gli scrittori italiani, la collana Mondadori che, abbiamo appena visto, in Italia diede il nome di giallo al genere. Tra i gialli da lui scritti ricordiamo: Il sette bello (1931), in cui crea il personaggio del commissario di polizia romano Ascanio Bonichi, meglio noto come sor Ascanio; Le scarpette rosse (1939), La gatta persiana e La scomparsa di Rigel del 1933, Circolo chiuso (1935), Casco d’oro (1936), Il segreto della statua (1936) ambientato a Milano e Il tesoro dei Borboni (1938).

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Scrivere grammaticando

Appassionata, da sempre, di grammatica, con una romantica preferenza per la linguistica, mi occupo di scrittura, di revisione di testi e di progettazione di piani editoriali. Blogger da tempo immemore, curo i miei siti personalmente con molto amore e tanta passione. Ho fatto mia la frase di Wislawa Szymborska: «Tutto a questo mondo si distrugge per il continuo uso, tranne le regole di grammatica».

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