Le mappe per lo studio e il lavoro: concettuali, mentali, reti e matrici

Gli strumenti a nostra disposizione per studiare, per lavorare bene e meglio sono moltissimi. Tra questi, ritroviamo le mappe. Le mappe sono rappresentazioni grafiche e visive di conoscenze, di processi di pensiero e di apprendimento (li descrivono, li guidano e, soprattutto nel secondo caso, li permettono e consolidano) e di idee, cui danno veste. Sono mappe anche quelle che descrivono le organizzazioni (attraverso gli organigrammi noi vediamo realmente rappresentata un’azienda) e i loro processi e sistemi operativi. Anche le reti e le matrici sono raffigurazioni della conoscenza e strumenti preziosi di lavoro nella forma di una mappa.


Le mappe sono rappresentazioni di territori geografici e astratti

Una mappa, in geografia e in topografia, è una rappresentazione bidimensionale, cioè su un piano (in larghezza e in lunghezza), in scala e semplificata di un’area, di una zona, di uno spazio, tipicamente un territorio. La mappa mette in evidenza i punti fondamentali di quel luogo, dove e come sono collocati e le relazioni tra essi (in sostanza, ci dice di che tipo sono gli elementi segnati sulla mappa e quanto sono distanti). È una rappresentazione simbolica, ragionata che segue determinati criteri, e specifica per un dato posto, di cui riporta le caratteristiche particolari e distintive. Le cartine fisiche, per esempio, evidenziano con colori appositi e curve di livello la morfologia del territorio. Le piante delle città mostrano le strade e edifici e costruzioni di spicco, senza riportarvi elementi naturali. Le mappe delle linee ferroviarie locali segnano solo le fermate e differenziano le linee servite in base ai colori: non devono riprodurre altro, perché al viaggiatore interessa il tracciato, i punti di riferimento principali e le stazioni, quindi necessita di una rappresentazione schematica della rete ferroviaria che sia chiara e facilmente leggibile.

La mappa è, quindi, una descrizione dettagliata (perché semplifica per evidenziare glinelementi e gli aspetti che interessano e lo fa in dettaglio e con precisione) capace di rispondere a due esigenze: dare una visione d’insieme e orientare. In base a come è fatta e a ciò che vi vediamo disegnato sopra sappiamo come muoverci in un certo territorio.

È una chiave di lettura della realtà, che è complessa: la mappa la semplifica e ce la rende intellegibile.


Gli stessi principi che vengono applicati nel disegnare le mappe geografiche e topografiche – la semplificazione, l’uso di simboli per rappresentare la realtà, il seguire un processo di riflessione, di astrazione e composizione, l’utilizzo dei colori – possono essere applicati alle conoscenze (e ai loro insiemi), ai processi di pensiero, all’analisi dei problemi, alla generazione di idee. Le prime mappe appartenenti a questa categoria, per così dire, non geografica, furono le reti semantiche (Semantic networks). Nate concettualmente nella seconda metà degli anni Cinquanta grazie a Richard H. Richens della Cambridge Language Research Unit, che le sviluppò per i calcolatori, sono state poi teorizzate sistematicamente nei primi anni Sessanta, grazie al lavoro di Robert Simmons e Ross Quillian  presso la System Development Corporation. Ma fu grazie al lavoro di Allan M. Collins e, ancora, di Quillian del 1969 sui temi dello “human information storage and response time” che furono modellizzate le maniere in cui le persone memorizzano le conoscenze e gestiscono il lessico e le informazioni che con il linguaggio esprimono.

Si trattò di lavori pionieristici e fondamentali per lo sviluppo delle mappe applicate alla formazione e alla rielaborazione della conoscenza e delle idee. Di lì in poi molti altri tipi di mappe sono state definite e affinate: le mappe concettuali di Joseph Novak (nel 1972, nel corso del suo programma di ricerca alla Cornell University), le mappe cognitive, le mappe strutturali (molto usate in ambito scolastico e che discendono dalle concettuali), le mappe mentali di Tony Buzan (che usò il termine mind map per la prima volta nel 1974 durante una trasmissione televisiva) e molte altre ancora. Sono veramente tante, te l’assicuro. Tanto per citarne qualcuna di quelle che ho tralasciato, esistono anche le mappe di progetto, le mappe testuali per la scrittura di testi, le mappe della fantasia e dell’immaginazione. In ambito aziendale esistono moltissime matrici che aiutano a capire a che punto si è con la gestione dell’impresa e a prendere decisioni: per esempio, l’analisi S.W.O.T. che è un quadrante su cui sono riportati i punti di forza e debolezza dell’azienda o del progetto e le opportunità e le minacce presenti nel settore in cui si opera, le matrici B.C.G. e G.E. usate nel marketing per decidere il posizionamento strategico del prodotto, basato su come viene visto e percepito dai propri clienti.


Le mappe per pensare come mappe del tesoro

La mappa del tesoro è il disegno schematico e sintetico del tragitto da percorrere per trovare un tesoro che è nascosto da qualche parte. Questo significa due cose: che le mappe che noi usiamo sono sempre strumenti, mezzi al nostro servizio e che possiamo (se non che dobbiamo) usarle con flessibilità, elasticità e tenendo conto delle nostre esigenze. La mappa ci dice dove siamo e, cosa più importante, ce ne dà la misura rispetto al punto di partenza, di arrivo o a un altro che ci interessa. Ci aiuta a non perderci, mai, e a trovare il tesoro: una nuova idea, una soluzione che cerchiamo, nuove e chiare conoscenze…

Molti scrittori usano le mappe per definire la struttura del romanzo, per ragionarci intorno e per tenere la scrittura e il suo ritmo sempre sotto controllo (non si sa mai che non si sappia dove si va a finire, ce lo vedi uno scrittore con un foglio in mano che, con aria smarrita, si domanda dove sta andando e perché e non sa rispondersi? Il canovaccio della narrazione serve proprio a evitarlo). Avere una scaletta della storia dà al suo scrittore la visione completa di quanto accade, gli dice quanto ci vorrà per stendere il romanzo e revisionarlo, lo guida nella narrazione, dall’inizio alla fine, consentendogli di seguire bene il protagonista e tutti gli altri suoi personaggi. E, nel fare ciò, non lo incatena: la trama può sempre essere ripensata guardando alla mappa.

Quanti di voi, poi, usano le moodboard? Oppure hanno sostituito la loro agenda con un bullet journal personalizzato, con un diario di bordo? Sono anche questi esempi di mappe: punti fermi e ancoraggi e, al tempo stesso, strumenti flessibili che ci proiettano nel futuro e ci regalano una visione e le strade da prendere.    


A che cosa serve una mappa: rappresentare il pensiero e vedere per comprendere e ricollegare

La mappa, qualsiasi essa sia, rappresenta sempre il nostro pensiero, le nostre conoscenze e le nostre intuizioni e il processo che ci ha permesso di esplicitarle. Una mappa molto articolata indica che è frutto di un processo complesso che è riuscita a rendere, in qualche maniera, più semplice. Le mappe più leggere, più snelle sono frutto di processi più agili e brevi e di argomenti più facili o più fluentemente analizzabili.

La mappa serve anche per avere una visione d’insieme. Serve a vedere, letteralmente, ciò di cui stiamo discutendo, ciò che stiamo indagando o imparando. E lo fa in modo diretto e immediato, a colpo d’occhio. È una forma di comunicazione visiva. Attraverso forme, colori, linee, collegamenti, simboli ci mostra significati, idee, relazioni. Oltre a generare una profonda comprensione dei fenomeni e degli oggetti rappresentati, genera anche intuizioni e avanzamenti di conoscenza.


Le mappe per l’apprendimento a scuola e all’università

Quando sono usate in ambito scolastico, dalla scuola primaria sino all’Università, le mappe contribuiscono a studiare in maniera estremamente efficace. Certo, per lo studio sono diversi i metodi che si possono applicare: riassunti, tabelle, appunti, simulazioni del tipo domanda e risposta, esercitazioni di vario tipo. Ma le mappe servono a renderlo meno noioso: fanno parte di un approccio attivo allo studio e, per usare un termine inglese, ad alto grado di commitment, ovvero ad alto grado di coinvolgimento e di impegno energico, il che agevola comprensione e la memorizzazione di quanto in esse contenuto.

Le mappe servono a rappresentare le conoscenze su un dato argomento in una maniera non convenzionale. Concetti e significati diventano una tavolozza colorata, strutturata secondo relazioni di vario tipo e irrobustita dai legami tra ciò che andiamo imparando. La storia, la geografia, la grammatica diventano più semplici da apprendere e ricordare se trasferite e rielaborate su una mappa.

Le mappe aiutano, poi, a fare una rapida ricognizione di quanto si sa già, a farne una panoramica e a confrontarla con quella di altre fonti (per esempio, altri testi). Servono, quando si deve scrivere un tema in classe, a generare idee, a svilupparle in profondità, a trovare nuovi spunti quando i primi arrancano.


Usare le mappe (concettuali, mentali e non solo) per lavoro

Quando abbiamo bisogno di rappresentare un problema, di rendere chiaro o analizzare un processo o un suo stadio, le mappe sono un valido, se non indispensabile, aiuto. Anche quando abbiamo bisogno di trarre conclusioni da un insieme di dati, le mappe ci vengono in soccorso. Quando, per lavoro, dobbiamo prendere decisioni e trovare soluzioni, le mappe sono davvero uno strumento privilegiato. E lo sono anche quando dobbiamo definire strategie e obiettivi da conseguire: una rappresentazione visiva, logica e organizzata aiuta a riflettere, a decidere cosa fare, a fissare mete. Le mappe sono infine utilissime per organizzare le attività quotidiane da svolgere: che sia un bullet journal, un calendario del mese in bella vista in ufficio davanti alla tua scrivania pieno di post it, frecce e parole evidenziate, oppure un programma di lavoro, sempre di mappa si tratta.  

Le mappe sono abbondantemente usate, infine, nell’ambito del project management (il diagramma di Gantt, per esempio, è una mappa) o nella formazione aziendale, durante i corsi.


Le mappe più conosciute: le mappe concettuali e le mappe mentali

Tra le mappe più conosciute e largamente trattate ci sono le mappe concettuali e le mappe mentali. Qualcuno le guarda con occhio critico, soprattutto le accusa di essere la panacea di ogni materia, argomento, situazione e problema. Come per ogni cosa, se usate cum grano salis sono, invece, un ottimo strumento, che presto, in certe condizioni, diventa insostituibile. Ogni metodo che si impara ha delle avvertenze: una volta compreso quando e come applicare il metodo delle mappe non ci saranno più problemi. Chi è salito su una macchina sapendo già guidare? Nessuno. Ma sono bastate poche lezioni e un po’ di pratica dopo aver preso la patente a rendere sempre più sicuro il guidatore. Lo stesso con le mappe mentali e concettuali: una volta compreso bene cosa sono e imparato come funzionano, sarà facile usarle con dimestichezza e sapere sempre quando e come usarle.

In chiusura di post di questo lungo post, che ti ringrazio di aver letto tutto, ti lascio una breve descrizione delle une e delle altre. Presto le riprenderò con un paio di articoli di approfondimento appositamente dedicati a loro.

Vediamo le prime, innanzitutto. Le mappe concettuali sono una rappresentazione grafica, ordinata gerarchicamente, delle conoscenze che abbiamo su un dato argomento. I concetti sono collocati all’interno di forme geometriche (i nodi) e sono collegati tra loro da linee oppure da frecce che ne esplicitano la relazione e sono accompagnate da parole che fanno da legame.

Le mappe concettuali, quindi, hanno lo scopo di mettere in chiara evidenza i concetti principali di un argomento, di quelli che discendono da essi e correlati e di dare rappresentazione dei legami che esistono tra essi.

In una mappa concettuale troviamo riportati graficamente:

  • concetti più importanti di un argomento principale.
  • Il loro ordine gerarchico: dal concetto chiave, cioè dal concetto generale o di base che si sta prendendo in esame e studiando, si passa ai concetti che da questo discendono e che sono via via più specifici (e di grado inferiore).
  • Le relazioni tra tali concetti (i collegamenti laterali e trasversali).

Le mappe concettuali servono in fase di apprendimento di un argomento o materia, perché, per riportarli sulla mappa, bisogna individuare e distinguere i vari concetti, nozioni, informazioni facendosi un quadro chiaro dell’argomento senza perdersi in riassunti, schemi, ripetizioni. Aiutano la memorizzazione, in modo che è più facile poi ritrovare le informazioni che servono al momento giusto. Sono utilissime in fase di ripasso: con un colpo d’occhio si ottiene la visione d’insieme e, esaminandone le varie regioni, si va a rivedere tutto ciò che serve sapere e, infine, aiutano a ricostruire i ragionamenti che legano i vari concetti e informazioni, perché non sono solo un insieme di nozioni, ma un loro insieme ragionato.

Al contrario delle concettuali, analitiche, logiche e razionali, le mappe mentali sono libere e altamente creative. La mappa mentale ha una struttura radiale: al suo centro viene posto l’argomento (il central topic) che si sta considerando e su cui sta riflettendo. Da esso partono poi dei rami (di primo livello) che costituiscono idee e concetti generati dall’argomento principale per associazione e derivazione. Non prevede un unico livello di ramificazione ma diversi, perché dai concetti derivati da quello principale, a sua volta, si andranno a derivare altri concetti e idee. 

Le mappe mentali sono utili per lo sviluppo di idee e progetti in tutti i loro aspetti. Si usano per stabilire strategie, definire piani e organizzare contenuti. Spesso, infatti, per esempio, vengono usate durante la fase di progettazione di un sito web e di un blog per definirne l’impianto ideale e la struttura specifica che lo realizza: è un modo chiaro, semplice e funzionale allo scopo per farlo. Se ti stai chiedendo se Scrivere grammaticando è nato così, sì, molto del lavoro iniziale l’ho svolto creando mappe mentali e di altro tipo, che sono andate ad affiancarsi alle altre analisi che ho svolto.

Con le mappe mentali si possono, poi, prendere appunti e riassumere informazioni, preparare discorsi, esposizioni e testi di vario genere, perché ci aiutano a trovare idee e a creare la scaletta. Con una mappa mentale si mettono in chiaro temi e concetti, anche complessi, li si studiano e approfondiscono.

Le mappe mentali sono usatissime quando si fa brainstorming o si devono trovare soluzioni originali ai problemi.

Colori per mappe efficaci

Nelle mappe mentali si fa abbondante uso di colori, immagini e disegni: questo perché si vuol stimolare la creatività e sfruttare al massimo le potenzialità personali e individuali. Sono uno strumento dinamico, aperto sempre a nuovi sviluppi.


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Scrivere grammaticando

Appassionata, da sempre, di grammatica, con una romantica preferenza per la linguistica, mi occupo di scrittura, di revisione di testi e di progettazione di piani editoriali. Blogger da tempo immemore, curo i miei siti personalmente con molto amore e tanta passione. Ho fatto mia la frase di Wislawa Szymborska: «Tutto a questo mondo si distrugge per il continuo uso, tranne le regole di grammatica».

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