domenica, Marzo 3, 2024
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Paragrafo e capoverso: come si articola il testo scritto

Capoverso e paragrafo: facciamo chiarezza su due termini spesso confusi tra loro e, a volte, anche considerati sinonimi e, quindi, sovrapposti.

Partiamo da un concetto molto semplice e, soprattutto, fondamentale. I testi sono il risultato prodotto dalla composizione di unità linguistiche di dimensioni crescenti. Alla base del testo troviamo la frase, formata dalla combinazione di singole parole e che possiamo definire come l’unità elementare di costruzione del testo, sotto la quale non conviene scendere quando parliamo di progettazione e stesura di un elaborato. Dall’unione delle frasi (secondo un certo criterio) nasce il capoverso (di norma, perché può essere anche costituito da una sola frase, se questa è sufficiente a esprimere il contenuto che si intendeva). Uno o più capoversi costruiscono il paragrafo. L’insieme dei paragrafi costituisce il testo. Se questo è molto lungo, i paragrafi si riuniscono in capitoli a formare il libro. E se il testo è molto, molto lungo, come nel caso di un libro di centinaia di pagine, i capitoli vengono raggruppati in parti.

Ogni scritto, quindi, si articola in tante frazioni (cioè parti), ciascuna con una propria funzione. La strutturazione del testo in parti di diversa dimensione e diverso livello risponde, infatti, all’esigenza di organizzarlo in modo ordinato, preciso, chiaro e completo e pieno di significato. Riflette, inoltre, la sua strutturazione per argomenti, temi, punti di vista, così come è stata decisa da chi sta scrivendo. Rende, infine, più facile la lettura, perché il lettore, in un testo strutturato per paragrafi e capoversi, si trova di fronte non a un muro di parole uniforme, che lo disorienterebbe, ma a uno scritto curato, ben distinto nelle sue parti e in grado di guidarlo al suo interno.


Che cos’è un paragrafo e come lo si può definire

A seconda dell’angolatura da cui lo si guarda, ci sono diversi modi per definire cos’è un paragrafo.
Il paragrafo, dal punto di vista della strutturazione visiva, di quando, cioè, osserviamo con un colpo d’occhio il testo, sfogliandone le pagine, è ciascuna delle parti in cui si suddivide un capitolo. È individuato e accompagnato, specie nelle opere letterarie o nei manuali, spesso da un titolo, che ne facilita l’individuazione (pensa a un manuale tecnico, senza titolazione dei paragrafi ci si perderebbe tra un capitolo e l’altro e dentro ad ogni capitolo).
Quando il titolo non c’è, per scelta o perché non ve n’è bisogno, il paragrafo è individuabile dalla spaziatura che lo separa da quello precedente oppure da una forma di numerazione.

Il paragrafo, se invece lo osserviamo dal punto di vista del contenuto, corrisponde a un’unità di pensiero. È una esposizione compiuta su un dato punto, tema, momento, situazione, argomentazione, enucleazione, una spiegazione di uno o più concetti o di un aspetto di una materia, l’espressione di riflessioni, di un insieme di informazioni, in cui si può riconoscere lo sviluppo di un’idea (o di una sua parte precisa) in maniera chiara e coerente. Il paragrafo è quindi una unità fondamentale del testo, perché è un insieme equilibrato e ben proporzionato di informazioni, di conoscenze, di pensieri. Un insieme che contribuisce all’avanzamento e alla progressione del contenuto e del significato dello scritto complessivo. Ogni paragrafo è, infatti, distinto dagli altri ma è in rapporto con questi, in quanto, tra un paragrafo e l’altro si creano legami di senso, di idee e di concetti.


Che cos’è il capoverso

Il termine capoverso, sostantivo composto da capo, cioè «inizio», e verso, cioè «riga», denota il primo verso di una strofa o di una poesia (in quest’ultimo caso, il capoverso funge da titolo quando il poeta non l’abbia messo). In prosa indica il primo rigo di un periodo separato dal precedente da un punto e a capo (cioè l’inizio di una nuova frazione di testo separata dalla precedente da un punto e a capo) e, per estensione, l’intera frazione di testo, compresa tra un accapo e l’ultima riga prima di un altro accapo. L’accapo (termine originato dalla locuzione a capo) è, nella scrittura e nella composizione tipografica, il passaggio alla riga successiva.

Dal punto di vista grafico, ogni capoverso comincia con una rientranza. O meglio, dovrebbe: per motivi tecnici o estetici la rientranza viene spesso omessa. Se noti, nel blog non la uso e ogni capoverso è separato dall’altro da una leggera spaziatura (mentre i paragrafi si distinguono tra loro perché sono dotati di titolo e, spesso, separati da una lineetta). Si tratta di una convenzione grafica che ho assunto, perché, a mio avviso, sullo schermo ti rende più facile la lettura.

Libro aperto sui capoversi di un paragrafo
Le pagine di un libro si raggruppano in capitoli e si articolano in paragrafi e capoversi

Il capoverso è costituito da una o più frasi ed è una frazione omogenea e organica del discorso, che comunica un’idea unica, una singola informazione o una nozione unitaria. Ciò significa che esprime una unità di significato. Dev’essere perciò scritto in modo compiuto e, soprattutto, coerente. Per esempio, se in un testo devo descrivere in breve le caratteristiche fisiche di una rosa, dedicherò un capoverso al parlare del fiore (forma del bocciolo, tipo di petali, tipo di corolle e colori), un capoverso per le foglie (forma, quantità sui vari steli), uno ai rami (come sono fatti, come distinguere quelli da fiore e quelli di vegetazione e da legno, i vecchi dai nuovi, quali potare) e un altro ancora al profumo. Non mescolerò i quattro argomenti, ma li svilupperò, in maniera sintetica, separatamente. Tutti insieme formeranno il paragrafo sulle caratteristiche descrittive fisiche della rosa.

Il capoverso è lungo, in genere, da poche righe a una o due decine ed è l’unità di base del paragrafo. Ogni paragrafo è, infatti, costituito da uno o più capoversi.
Testi brevi (per esempio articoli, temi, lettere) possono essere costruiti solo con capoversi, suddivisi tra capoversi di apertura, di mezzo, di chiusura. Il paragrafo, infatti, si trova a un livello sovraordinato rispetto al capoverso. Testi estesi, invece, richiedono una maggiore articolazione, in ragione del contenuto espresso, della sua ampiezza, della sua complessità e del grado di approfondimento richiesto e saranno strutturati per paragrafi.

Per approfondimenti sul tema:
– «Risposta al quesito di Marco Palieri sui termini alinea, capoverso, comma, paragrafo», di Paolo D’Achille, La Crusca per voi, numero 41 dell’ottobre 2010, molto interessante oltre che per la chiarezza, per le note storiche;
– Capire e comunicare, di Maurizio Della Casa, 1991



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Scrivere grammaticando

Appassionata, da sempre, di grammatica, con una romantica preferenza per la linguistica, mi occupo di scrittura, di revisione di testi e di progettazione di piani editoriali. Blogger da tempo immemore, curo i miei siti personalmente con molto amore e tanta passione. Ho fatto mia la frase di Wislawa Szymborska: «Tutto a questo mondo si distrugge per il continuo uso, tranne le regole di grammatica».

6 pensieri riguardo “Paragrafo e capoverso: come si articola il testo scritto

    • Buongiorno, lieta di esserle stata d’aiuto. Che si tratti di scrittura creativa o efficace, conoscere la distinzione concettuale tra capoverso e paragrafo, il loro differente ruolo ed uso agevola di molto la costruzione del testo. Non è solo questione di tecnica, è anche e soprattutto questione di chiarezza di pensiero.

      Rispondi
  • Giovanni

    *****
    Sono un narratore provetto, per lo più scrivo racconti popolari reali, di goliardia, di usi e costumi della mia terra (di una sperduta, ma affascinante provincia del Mezzogiorno d’Italia).
    Negli scritti mi capita spessissimo di affrontare la logica del punto fermo e del punto e a capo, pertanto, il significato del capoverso e della sua eventuale opzione di rientro o distanziamento con un’interlinea in più.
    Ho trovato l’articolo sullo specifico argomento di estrema chiarezza e credo che mi abbia pure aperto una visione operativa che spesso presentava incertezze.
    Dunque, un profondo grazie
    (Giovanni)

    PS, quello che invece non ho ben chiaro , e che mi piacerebbe che questo blog trattasse, è l’argomento relativo all’uso della maiuscola nei “punti cardinali”, che sebbene parli di direzioni, di appartenenza al nome proprio del luogo e dell’oggetto geografico non mi risulta ancora ben chiaro:
    a Nord del Monte Belvedere; la parte Nord del Belvedere; le pendici nord-orientali del Belvedere, ecc. (sto descrivendo una collina delio mio paese).

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    • Buon pomeriggio, Giovanni,
      grazie mille dei complimenti (i miei post vogliono informare e stimolare la riflessione, sono felicissima di esserti stata utile in entrambi i sensi) e grazie di essere passato dal blog!
      La prossima settimana risponderò al tuo quesito con un post del blog 😀 Lo trovo molto interessante e molto ben formulato. Merita di essere approfondito.
      Federica

      Rispondi
  • Articolo molto utile, chiaro ed efficace; è quello che mi occorre in questo momento. Sto provando a scrivere contenuti sui miei profili e canali web, per promuovere la mia attività, e mi sono accorto di aver dei dubbi e delle lacune sulla buona scrittura. Riparto da qui, grazie.

    Rispondi
    • Buon pomeriggio, Giuseppe,
      benvenuto nel blog 😀
      La strutturazione del testo è fondamentale e, soprattutto, aiuta le idee a chiarirsi al meglio, oltreché aiutare il lettore nella comprensione di ciò che gli stai trasmettendo.
      Lieta di esserti stata utile!
      Federica

      Rispondi

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