L’ipallage: figura retorica di costruzione e sintassi

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L’ipallage (dal greco hypallagē´ che significa «scambio, commutazione») è una figura retorica di costruzione (agisce, cioè, sulla sintassi e sull’ordine delle parole) che consiste nel riferire a un termine un aggettivo (qualificativo o determinativo) o una specificazione (ovvero, un complemento) che, da un punto di vista logico e semantico, si riferisce a un’altra parola all’interno della frase e che quindi, secondo la sintassi, sarebbe da attribuire e accostare nella scrittura, se non intervenisse l’ipallage, proprio a quest’ultima.

Ti faccio subito qualche esempio.

Nel verso di Giovanni Pascoli «Un [contadino] ribatte / le porche con sua marra pazïente»  l’aggettivo «paziente» è riferito sintatticamente all’attrezzo «marra», ma, dal punto di vista logico, va riferito a «un [contadino]», perché è lui a essere paziente, non certo l’arnese da lavoro.

Troviamo un altro esempio di ipallage in Novembre di Giovanni Pascoli, quando scrive «di foglie un cader fragile». L’aggettivo «fragile» indica una caratteristica delle «foglie», che in autunno rinsecchiscono e diventano fragili, per poi staccarsi dall’albero. Ma il poeta lo concorda grammaticalmente con il verbo «cadere». Non è il cadere a essere fragile ma la foglia.

Virgilio, nella Nona Egloga scrive: «Daphni, quid antiquos signorum suspicis ortus?», che tradotto alla lettera è: «Dafni, perché osservi il sorgere antico degli astri?». Dal punto di vista logico sarebbe stato corretto dire: «Dafni, perché osservi il sorgere degli astri antichi?». L’ipallage però dà un effetto suggestivo e di stile maggiore. Lo stesso vale per il verso dell’Eneide «altae moenia Romae»: letteralmente si traduce con «le mura dell’alta Roma», che però va inteso come «le alte mura di Roma».

Nel verso della poesia L’amica risanata di Ugo Foscolo «Sorgon così tue dive/membra dall’egro talamo» (la cui parafrasi è: le tue divine membra sorgono così dal letto sofferente), l’aggettivo egro (ammalato) è riferito al letto, quando invece era la donna a esserlo. Foscolo, in In morte del fratello Giovanni, dice «ma io deluse a voi le palme tendo»: non sono i palmi della mano a provare delusione, ma, logicamente, lui.

Nei versi 82-83 del XXVII canto del Paradiso di Dante: «Io vedea di là da Gade il varco/folle d’Ulisse (…)» l’aggettivo folle è riferito a varco. Tuttavia, è il viaggio di Ulisse che è folle, non certo il varco.

L’ipallage si realizza soprattutto con gli aggettivi, ma anche con lo spostamento logico dei complementi. Per esempio, l’espressione “dare i venti alle vele” è un’ipallage perché sono le vele che si spiegano al vento per far navigare l’imbarcazione (e non i venti a cercare le vele dentro cui soffiare).


Ipallage e metonimia

Il termine ipallage è a volte utilizzato come sinonimo di metonimia. Per esempio nei versi della poesia A Silvia di Giacomo Leopardi leggiamo: «Io gli studi leggiadri/talor lasciando e le sudate carte» (la cui parafrasi è: Io, di tanto in tanto, trascurando gli studi amati e le pagine su cui mi affaticavo). Sudate carte è una metonimia, cioè un traslato per il quale è espresso un concetto anziché con il termine proprio, con uno a esso collegato da un rapporto di dipendenza, che in questo caso è la causa per l’effetto. Lo studio che il poeta compie è un impegno che gli causa fatica e sudore. Non sono le carte a essere sudate ma, con il loro studio, provocano quel sudore. Ma tale figura è anche una ipallage: quel sudore, procurato dalle pagine dei testi su cui si impegna, è attribuito sintatticamente alle pagine, ma in realtà è da riferire, dal punto di vista logico, a lui. Ipallage e metonimia, in molti casi, sono due facce di una stessa medaglia: fuor di metafora, sono due figure retoriche che coesistono nella stessa struttura retorica.  


Ipallage e sinestesia

L’ipallage può essere anche una sinestesia. La sinestesia è un accostamento di parole (tipicamente un aggettivo e un sostantivo) che appartengono a due sfere sensoriali diverse. Dalla loro unione si crea quindi una mescolanza di percezioni che danno un effetto artistico e suggestivo alla frase.

Nel verso conclusivo della poesia Il Bove di Giosuè Carducci «il divino del pian silenzio verde» (la cui parafrasi è: il celeste silenzio della verde pianura) abbiamo una ipallage: l’aggettivo verde è riferito a silenzio, mentre è, dal punto di vista logico, la pianura a essere verdeggiante. Ma è anche una sinestesia, perché il silenzio che si sente col senso dell’udito è descritto come verde, che certo rende l’infondere del senso di calma della pianura ma è un aggettivo riferito al senso della vista. Anche in questo caso, come per la metonimia, ipallage e sinestesia sono due figure retoriche che possono coesistere nella stessa struttura retorica.  


Ipallage ed enallage

L’enallage è una figura retorica che consiste nel cambiare la funzione grammaticale di un elemento linguistico, usando una parte del discorso invece di un’altra (per esempio, l’aggettivo per l’avverbio o nomi al posto di aggettivi) oppure scambiando due forme verbali (tempi e modi). Facciamo anche questa volta alcuni esempi:

«Parla sempre chiaro», invece di parla sempre chiaramente.

« Il mangiare è eccellente in questo ristorante», dove il mangiare è al posto del sostantivo cibo.

«L’emozione della sua voce», per dire la sua voce emozionata.

«Ritorno tra una settimana» invece di dire ritornerò tra una settimana.

L’enallage può essere definita come una ipallage quando lo spostamento riguarda un aggettivo? Si può dire che l’ipallage è un tipo particolare di enallage? Secondo alcuni sì, secondo altri no. A mio avviso si tratta di figure simili, perché c’è sempre un meccanismo di scambio alla base, solo che l’enallage è una figura diversa, perché è fondata sulla sostituzione di parti del discorso: una parola che possiede una certa funzione viene usata al posto di un’altra con la funzione di quest’ultima. L’ipallage riguarda invece l’aggettivo e la sua attribuzione a una parola invece di un’altra cui è logicamente legato.

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Scrivere grammaticando

Appassionata, da sempre, di grammatica, con una romantica preferenza per la linguistica, mi occupo di scrittura, di revisione di testi e di progettazione di piani editoriali. Blogger da tempo immemore, curo i miei siti personalmente con molto amore e tanta passione. Ho fatto mia la frase di Wislawa Szymborska: «Tutto a questo mondo si distrugge per il continuo uso, tranne le regole di grammatica».

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