La stesura del testo: come si fa?

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La stesura del testo consiste nella sua scrittura formulandolo frase per frase, seguendo la scaletta che hai tracciato e dandogli la forma che hai pensato e vuoi abbia per il suo destinatario. Questo, senza mai perdere di vista il tema di fondo del tuo scritto, il messaggio di cui vuoi sia portatore e il suo significato complessivo. La stesura è il momento culmine di tutto il processo di composizione del testo. È lo stadio in cui, finalmente, tutta la fase di preparazione arriva al suo dunque: le ricerche fatte, gli appunti presi, le idee cercate e trovate e la scaletta ben pensata e apprestata stanno per trasformarsi nel tuo testo. Vediamo insieme come.  

Ogni punto della scaletta va sviluppato in un blocco di discorso

Non insisterò mai abbastanza sul fatto che, per scrivere concretamente il testo, occorre avere una scaletta chiara, dettagliata e ben fatta, pronta per essere usata. La scaletta è, lo ribadisco, uno schema di lavoro predisposto per essere utilizzato nel momento in cui si prendono carta e penna o ci si mette alla tastiera. È al servizio della creazione del testo e la guida. La fase di scrittura, come già avevo detto a suo tempo, inizia, infatti, sempre con la definizione del piano del testo e si concretizza, poi, compiutamente, largamente e definitivamente nella stesura, quando le frasi che si formulano esprimono le idee e i concetti che abbiamo selezionato nella fase di strutturazione della scaletta. Tracciare la scaletta è come fare lo schizzo preparatorio e l’abbozzo per un dipinto: sono lo studio di come sarà l’opera. La scaletta è l’occasione profonda per la prima vera fondante riflessione sul testo e per definirne la forma specifica.

Ogni punto della scaletta, in fase di scrittura, va sviluppato fino a diventare un blocco del discorso. La parola blocco ricorda subito come ogni parte del testo sembri a sé ma, in realtà, si incastri e si saldi alle altre per formare e costruire il discorso complessivo e dare senso e significato al testo. Quando si pone mano alla penna o alla tastiera è inevitabile la domanda: ma un testo si scrive per paragrafi o capoversi? La mia risposta è: con gli uni e con gli altri. Il principio base di partenza è che il paragrafo è ogni parte del testo composta da uno o più capoversi in cui è possibile rintracciare lo sviluppo di un’idea chiara, precisa e coerente. Un paragrafo può essere composto da più capoversi oppure da uno solo: ciò che è importante è che tratti e trasmetta una idea chiara.

Oggi è diffusissima l’idea che si scrive (solo) per capoversi, tanto che dire capoverso o paragrafo è la stessa cosa (immagina l’espressione del mio volto ora: sì, è accigliata e perplessa). No. Se la scaletta di un testo è composta da punti principali e da sottopunti che li sviluppano, e il testo è di lunghezza media oppure richiede un certo grado di formalità, di solito ad ogni punto principale corrisponde un paragrafo la cui articolazione in sottopunti genera i capoversi. Ho detto “di solito”, perché non è esattamente sempre così: a volte, specie nei testi di lunghezza molto consistente, il punto principale può contenere più paragrafi. Per esempio, in una relazione o in rapporto dettagliato può essere che uno o più punti richiedano di essere affrontati e spiegati con più paragrafi, perché dipende dalla profondità dell’argomento.

Come regola generale, tuttavia, possiamo dire che ogni punto della scaletta originerà un paragrafo. Dopodiché, questo può essere dato da un solo capoverso oppure da più di uno: dipende dalla complessità di trattazione di quel punto.

La confusione e l’errata associazione tra paragrafo e capoverso in italiano nascono, inoltre, da un equivoco. In campo informatico, i software di impaginazione ed elaborazione testi utilizzano per indicare la quantità di testo compresa tra due pigiature del tasto invio, cioè tra un a capo e l’altro (che, come vedi anche nel post, genera in automatico uno spazio bianco), il termine paragraph. Si tratta di un false friend: una parola che ha un suono e una scrittura simile all’italiano ma che ha un significato differente. L’inglese paragraph corrisponde al nostro capoverso. Nell’editoria, il paragrafo è messo in evidenza con un breve rientro (indentazione) della riga di inizio del primo periodo o con lo spazio bianco di una riga (o due) tra un paragrafo e l’altro. Al di là del calembour terminologico, c’è un altro fatto che genera la confusione. Perché si insiste tanto, oggi, sulla nozione di capoverso? Perché ormai si scrive in modo molto frammentato, perché la tendenza è verso la brevità, che è più facile e richiede meno sforzo, e verso lo spezzare i testi per renderli più agevoli da leggere.

Scrivere un testo lungo e fluido è, di certo, più difficile. È una piccola impresa, prima ancora che un’arte che si impara e sviluppa, di cui si diventa conoscitori, con l’esercizio e la ferma pratica. Non è vero, poi, che testi lunghi, nella vita reale e nel web, spaventino il lettore: se ben fatti, anzi, lasciano una traccia (quella che in linguistica testuale si chiama effettività), un’impronta di sé molto più bella e duratura. Se poi la persona cui il testo è rivolto desidera o richiede un testo breve, allora, in quel caso, sarà necessario (e basterà) stendere un testo di dimensioni contenute e struttura commisurata e modellata sulla brevità richiesta.

Se ti è difficile ragionare per paragrafi e capoversi, una buona soluzione è pensare alla struttura del testo come un’articolazione in blocchi (ecco perché ho aperto il paragrafo parlando del concetto di blocco di testo). Preoccupati, perciò, di scrivere un blocco dopo l’altro, secondo la scaletta che hai stabilito. Nel rileggere il tuo testo finito durante la fase di revisione, ti accorgerai di quella che è la scansione naturale delle parti del testo e di come i vari gruppi vadano separati o raggruppati con precisione a comporre, dopo la revisione, il testo finale.

Costruire il paragrafo

Come si costruisce il paragrafo? Ogni paragrafo può essere visto come un mini-testo: inizia con una introduzione all’idea o all’argomento attraverso la stesura di un capoverso di apertura (il cosiddetto attacco), prosegue poi nel suo sviluppo, con una serie di altre frasi (contenute in un capoverso unico o in più di uno) che ne enucleano il contenuto, lo spiegano, lo esaminano o lo dimostrano, e termina col capoverso conclusivo.

Il paragrafo, quindi, è una microunità di testo che ha tutte le proprietà del testo: unità di significato, coerenza, coesione, completezza. È distinto dagli altri paragrafi, ma con questi crea legami di contenuto.

Quando il paragrafo è costituito da un solo capoverso, la logica è sempre la stessa: deve essere scritto nel rispetto di tutte le proprietà del testo.

Stesura di un testo, quaderno e penna
Pronti a scrivere il testo?

Come lavorare sul singolo capoverso

Il capoverso, abbiamo visto, è un pezzo di testo (lo paragonerei alla tessera di un mosaico) che tratta una parte del contenuto complessivo ben definita, delimitata e precisa.

Ti faccio un esempio di capoverso:

Il gatto, Felis catus, è un predatore solitario. Questo significa che non ha bisogno di far parte di un gruppo organizzato per procurarsi il cibo: caccia da solo, senza cooperare con i suoi simili. È indipendente e decide quello che deve fare in autonomia. Non attende che un suo simile gli indichi quali mosse fare e quando e non ha la necessità di coordinare le sue azioni a quelle degli altri. Solitario nella caccia, però, non significa asociale nell’indole, che ami, cioè, la vita appartata vissuta lontano dagli altri gatti o dagli esseri umani. Il gatto, infatti, è capace di tessere relazioni con gli altri gatti. La sua tendenza a stringere legami è prettamente individuale. È determinata, infatti, dal carattere e dalla personalità del singolo soggetto. Alcuni gatti, perciò, staranno bene da soli, altri, invece, ameranno la compagnia di altri mici. I gatti, infine, amano i loro padroni: hanno una fiducia incrollabile in chi si prende cura di loro. La presenza del loro umano di riferimento li fa sentire al sicuro e protetti e amano cercarlo come compagno di dormite e di giochi.

Come vedi ho aperto il capoverso con una frase ben precisa, che in gergo tecnico si chiama frase tematica: Il gatto, Felis catus, è un predatore solitario. Ho poi sviluppato l’argomento spiegando perché il gatto è un predatore individuale e come non si debba identificare il suo essere solitario nella caccia con una generale asocialità nelle relazioni, perché la sua predisposizione a socializzare dipende dal carattere del singolo esemplare. L’idea di fondo, quindi, è che tutti i gatti cacciano da soli mentre non tutti amano vivere da soli ma cercano la compagnia dei propri simili: l’attitudine a stabilire relazioni dipende strettamente dalla personalità di ognuno.

E se ragiono per blocchi?

Se decidi di ragionare per blocchi, la regola non cambia: ogni blocco deve essere sviluppato in maniera tale da essere compiuto, avere una struttura chiara, un’idea di fondo e un filo logico.

La stesura: ovvero il controllo del testo

Fin qui abbiamo visto come la stesura vada avanti frase per frase e si organizzi all’interno di paragrafi e capoversi o di blocchi di testo, nel rispetto dei suoi principi fondamentali. La stesura del testo richiede però anche, nel suo svolgersi, come condizione fondamentale per la sua riuscita, una grande capacità di controllo. Che cosa significa? Che, mentre scrivi, oltre ad avere ben presente e chiaro il piano del testo (che rappresenta la tua mappa), non devi mai perdere il filo del discorso, del tuo ragionamento. Che devi assicurarti di mantenere, oltre alla coerenza, la coesione del tuo tessuto testuale e la sua adeguatezza linguistica. Di tutto questo te ne parlerò nel prossimo post dedicato alla scrittura efficace, giovedì prossimo.

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Scrivere grammaticando

Appassionata, da sempre, di grammatica, con una romantica preferenza per la linguistica, mi occupo di scrittura, di revisione di testi e di progettazione di piani editoriali. Blogger da tempo immemore, curo i miei siti personalmente con molto amore e tanta passione. Ho fatto mia la frase di Wislawa Szymborska: «Tutto a questo mondo si distrugge per il continuo uso, tranne le regole di grammatica».

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