L’algoritmo è cambiato: una lezione di comunicazione

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L’algoritmo di Instagram è, di recente, cambiato. Il fatto ha scatenato la corsa a post e stories di Instagrammer che chiedevano aiuto ai propri followers, invitandoli a salvare post e a condividerli il più possibile. Motivo? Perché questo all’algoritmo piace e garantisce visibilità all’account nel feed.


Di considerazioni, in merito e in materia, ne potrei fare tante. La prima è che i social media non sono network gestiti da enti di beneficienza, ma da aziende che offrono con orgoglio un servizio e vivono del loro business. Un’azienda che mette a disposizione una piattaforma gratuita, pur offrendo tanti vantaggi ai suoi utenti, stabilisce delle regole e dei confini entro i quali usare quel social e, com’è lecito che sia, ha come obiettivo, per mantenere la struttura aziendale e di servizi che ha creato, il fatturato. L’aria, per vivere, non basta. Perciò, utilizzare i social nella propria strategia di comunicazione significa o usare la crescita organica, facendo leva su tutti i mezzi a disposizione (Instagram ha i propri, Facebook i suoi e così via), oppure affiancare alla crescita organica le sponsorizzazioni.


Tuttavia, c’è una questione di fondo evidente in una strategia di comunicazione e di business che si basa in maniera esclusiva sui social e, qualche volta, su un unico social, per farsi conoscere. I social non sono nostri, non sono tuoi: non sono canali di tua proprietà. Se un giorno il modello di business cambiasse completamente, tutto quello che hai fatto fino a quel momento (pur seguendo le regole della piattaforma) andrebbe in fumo o sarebbe travolto da una forte onda d’urto, la cui portata la calcoleresti dai danni che farebbe alla tua attività (e ai tuoi guadagni). Se il social, per qualche ragione chiudesse, anche temporaneamente, ti ritroveresti con la sabbia tra le mani. E dovresti ricominciare da zero. E come? Su un altro canale? E in quanto tempo?


Il tuo blog personale o il tuo sito personale con annesso blog (perché, per una libera professionista o un libero professionista, un sito senza blog manca della sua anima) invece sono di tua proprietà, riflettono te e sono alla base e al centro della tua strategia di personal branding e di comunicazione.


Il punto (e il problema) principale è, quindi questo. Se stai investendo la gran parte della tua creatività, del tuo tempo, delle tue energie, del tuo denaro, delle tue idee nei canali social allo scopo di farti conoscere e notare, se dedichi tutte le tue risorse personali a post, storie, reels, dirette sui social e alle sponsorizzazioni, senza investire in un blog, che resta e resterà sempre tuo e che puoi gestire come meglio desideri, modificandolo graficamente, nello stile e nei contenuti e adattandolo al cambiare dei servizi o prodotti che offri, significa che c’è un errore di fondo: non hai una strategia. E se non hai una strategia di business, non hai un progetto imprenditoriale ben definito, non sai dove andare nel lungo periodo e non hai la capacità di controllo della situazione.


Chi si lamenta dell’algoritmo di un social, di quanto è “brutto, sporco e cattivo” sta comunicando che non sa dove sta andando. Nella sua lettera numero 71 a Lucilio, L’unico bene è la virtù, Seneca scrive: «Chi vuole scagliare una freccia deve sapere qual è il bersaglio e solo allora dirigere e regolare l’arma con la mano: le nostre deliberazioni vanno fuori strada perché non hanno un obiettivo preciso; a chi non sa a quale porto dirigersi nessun vento è propizio». Lamentarsi di un algoritmo, così come chiedere ai followers di salvare o condividere un post per essere aiutati a fronteggiarlo e vincerlo, invece che per rileggere il post quando torna utile a chi lo ha salvato e risparmiare tempo nel cercarlo, sta comunicando 3 fatti ben precisi:
1) che i suoi contenuti non sono creati per i suoi lettori ma per la piattaforma o giusto per postare,
2) che non ha idea di chi è (o vorrebbe che fosse) il suo lettore ideale
3) che i suoi contenuti non rispecchiano né lui né i suoi valori, ma un’ansia da visibilità.


Non sto dicendo, quindi, che non devi essere presente sui social. Ti sto dicendo che innanzitutto devi avere un progetto e che, in primo luogo, devi pensare e preoccuparti di creare il tuo blog personale, perché il blog è il fondamento della tua attività, la sua base imprescindibile. Dà un’immagine di te COMPLETAMENTE diversa.
E che, fatto questo, devi valutare con attenzione su quali social investire il tuo tempo e le tue energie. Su quali devi essere presente? Non tutti vanno bene per te e per la tua attività. Sbagliare canale di promozione significa perdere tempo e opportunità preziose. Perciò, si tratta di scegliere, con cura, quali presidiare (il detto “pochi ma buoni” si applica perfettamente al caso) e come e quanto esservi presente, predisponendo un calendario editoriale specifico e determinato per ogni social scelto. Il fine ultimo è sempre il medesimo: non un aumento dei followers fine a sé stesso, ma raggiungere persone interessate al tuo lavoro e ai tuoi servizi e portarle sul blog, perché lì ti conoscano ancor meglio, decidano di avere piena fiducia in te, trovino materiali utili e quella risposta alle loro domande che faccia loro acquistare le tue consulenze o i tuoi prodotti.

Scrivere grammaticando

Appassionata, da sempre, di grammatica, con una romantica preferenza per la linguistica, mi occupo di scrittura, di revisione di testi e di progettazione di piani editoriali. Blogger da tempo immemore, curo i miei siti personalmente con molto amore e tanta passione. Ho fatto mia la frase di Wislawa Szymborska: «Tutto a questo mondo si distrugge per il continuo uso, tranne le regole di grammatica».

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