La stesura del testo: alcune questioni pratiche

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La stesura è la fase centrale del processo di scrittura. È il momento in cui componi la prima bozza del tuo lavoro, in cui ti metti con le tue idee alla prova concreta delle parole, delle frasi e della struttura che vuoi dare al tuo pensare, ragionare, argomentare ed esporre. In prima battuta, non preoccuparti troppo dell’ortografia e della grammatica: le correggerai e rifinirai in un secondo tempo con la revisione. La prima stesura si concentra sui contenuti, sul messaggio che vuoi trasmettere e sulla chiarezza di pensiero.
Della stesura ne ho già parlato in un paio di post, uno più generale che trovi qui e uno con particolare riferimento all’architettura testuale. In questo, invece, voglio affrontare alcune questioni pratiche con cui chi è alle prime armi spesso si trova alle prese.


La struttura in tre parti


La struttura, assieme ai contenuti e allo stile, è l’essenza del testo. Organizzare con un impianto chiaro i tuoi pensieri significa non solo che hai ben in mente ciò che vuoi dire e come lo vuoi dire ma anche dare a chi legge un indirizzo altrettanto chiaro e facilitargli la comprensione del testo.


Un testo di solito è organizzato in tre parti: la parte iniziale (introduzione o attacco), lo sviluppo centrale (corpo del testo) e la conclusione. L’introduzione presenta il tuo stile come autore dello scritto e l’approccio che hai seguito nella stesura del testo e al tipo di sviluppo che vuoi dargli. A dispetto del suo nome, l’introduzione è, di solito, l’ultima parte del testo che viene scritta. Dico di solito, perché se hai le idee molto chiare, puoi iniziare la bozza dall’introduzione. In caso contrario, se non ti senti sufficientemente sicuro o sicura, comincia dal corpo del testo e dai vari punti che hai fissato con la tua scaletta. È possibile anche iniziare un componimento in medias res, senza introduzione, tecnica da usare con parsimonia nei testi particolarmente formali o che necessitano di un preludio d’apertura.
La struttura in tre parti era nota e usata già nell’antichità. Ne parlò Aristotele nella sua Retorica. E Marco Tullio Cicerone definì in questa maniera l’ordine del discorso:

  1. Exordium: nei paragrafi di apertura andava presentato l’oggetto di cui col discorso ci si occupava, specificando il messaggio principale e annunciando la ripartizione adottata nel discorso (partitio) e i criteri seguiti nella successiva esposizione;
  2. Narratio et argumentatio: era la parte con cui si descrivevano i fatti e con cui si esponevano le argomentazioni e le prove a sostegno e a favore del messaggio annunciato;
  3. Peroratio: in chiusura si faceva una ricapitolazione degli argomenti più importanti, riprendendo e ribadendo il messaggio iniziale. Era una fase in cui si faceva particolare ricorso all’emotività e ai sentimenti dell’uditorio, per raggiungerlo al cuore e convincerlo di quanto affermato.

Una struttura in tre parti è un’ottima guida che ti consente poi di spaziare all’interno di ognuna con altre sottostrutture e di controllare, di conseguenza, molto meglio il testo.

Il taglia e incolla


Quando hai un buon progetto di testo e sai cosa ci andrà punto per punto, e soprattutto se si tratta di un testo lungo e organizzato secondo una certa complessità, puoi scrivere le varie parti singolarmente e assemblarle al momento della stesura definitiva. Ti rende anche più facile la fase di revisione, perché dapprima puoi revisionare pezzo per pezzo (ci metti meno tempo, fai meno sviste e il controllo è più accurato) e poi rileggere tutto secondo l’ordine che hai deciso. Con la rilettura ti accorgerai se il testo, per così dire, fila, se cioè il passaggio da un blocco all’altro avviene in maniera fluida, naturale e logica. Le parti, anche laddove un certo stacco (perché, per esempio, stai cambiando argomento o stai passando ad altro ragionamento) debba essere avvertito dal lettore, devono essere comunque sempre ben legate. Spesso basta il filo tematico implicito del testo. Altre volte, è necessario aggiungere frasi di collegamento e connettivi.

Il tuo destinatario


Durante la fase di stesura tieni presente per chi stai scrivendo, chi è il tuo lettore. Abbi cura di scrivere in modo che ti capisca. La scrittura è un modo per fargli arrivare il tuo messaggio. Ma è anche una maniera per avvicinarti, per stabilire un rapporto con lui: chiediti, mentre scrivi, come influirà su questo rapporto il tuo messaggio, sia quanto contenuto sia quanto a come glielo porgi.

Lessico e ripetizioni


Cura l’appropriatezza di linguaggio. Usa, mentre scrivi, un lessico esatto. Scegli termini che significano ciò che intendi dire ed evita quelli vaghi e generici. Qual è il registro che devi usare? Tecnico e di settore o generale, formale o informale, alto e colto o medio o colloquiale? In base a questo, adopera parole adatte, che provengono dal relativo vocabolario e che rispettano il tono del testo. Evita le frasi fatte: possono sembrare una buona soluzione stilistica, ma la maggior parte delle volte non lo sono.
L’adeguatezza di linguaggio ti consente di farti comprendere senza difficoltà dal tuo lettore.
Non usare più parole di quante sono necessarie, che appesantiscono il ragionamento e rallentano la lettura. Non complicare la struttura della frase.
Fai attenzione alle ripetizioni ravvicinate. A meno che tu non possa fare altrimenti, usa dei sinonimi o, dove possibile e conveniente, iperonimi e iponimi.

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Scrivere grammaticando

Appassionata, da sempre, di grammatica, con una romantica preferenza per la linguistica, mi occupo di scrittura, di revisione di testi e di progettazione di piani editoriali. Blogger da tempo immemore, curo i miei siti personalmente con molto amore e tanta passione. Ho fatto mia la frase di Wislawa Szymborska: «Tutto a questo mondo si distrugge per il continuo uso, tranne le regole di grammatica».

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