Il metodo Feynman: per lo studio e il lavoro

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Ci racconta lo scrittore scientifico James Gleick, nel narrare la biografia di Richard Feynman, che il famoso metodo di studio del fisico premio Nobel nel 1965 nacque a Princeton, università cui era giunto per il dottorato e alla quale era stato ammesso dopo aver ottenuto nella prova d’ingresso un punteggio che aveva dell’incredibile (100% di risposte esatte al test di fisica e una percentuale altissima anche nel test di matematica). Al termine del secondo anno di specializzazione, dovendo preparare l’esame orale di abilitazione, Feynman prese un taccuino, lo aprì e sul frontespizio scrisse: TACCUINO DELLE COSE CHE NON SO (NOTEBOOK OF THINGS I DON’T KNOW ABOUT). Feynman era infatti alla ricerca di un modo per approcciarsi e acquisire la conoscenza degli argomenti che non sapeva e su cui si doveva preparare e, in parallela concomitanza, per riorganizzare la conoscenza che invece già possedeva (e, da buon fisico, per verificarla, metterla alla prova) e lo trovò nel taccuino. Due erano i fini di quel quaderno a lui tanto caro: arrivare al cuore dei concetti complessi, al nucleo fondamentale di ogni materia che studiava e, in più, colmare le sue lacune, acquisendo il suo sapere in modo personale, coinvolto, solido e approfondito.
Iniziò, perciò, a registrare sul suo quaderno le cose che sapeva e a collegarle con quelle che non sapeva (e di cui voleva arrivare alla comprensione e alla padronanza). Lavorò per settimane a scomporre (letteralmente e non c’è da stupirsi, visto che si occupava di fisica quantistica, in particolare meccanica ed elettrodinamica) i vari rami della fisica, ricomponendone poi le parti. Cercò le incongruenze e gli aspetti inesplorati. Scriveva i suoi appunti in forma di spiegazioni dei concetti che incontrava nel suo studio e nelle sue ricerche e li accompagnava con disegni e schemi. Alla fine del suo lavoro Feynman aveva tra le mani un taccuino completo di argomenti (teorie, formule, leggi e osservazioni sul mondo della fisica) che erano stati scomposti, compresi, tradotti in parole semplici, riassemblati e riscritti (con orgoglio) a modo suo. E, fatto ancora più importante, oltre a essere stati riorganizzati, erano riorganizzabili di nuovo.

In cosa consiste il metodo Feynman


Il metodo Feynman è, nella sua essenza, una tecnica di analisi capace di scavare in profondità. È un sistema di comprensione e studio molto personale e, per tale ragione, coinvolgente e duraturo. È impegnativo ma non è impositivo né richiede di imparare a memoria le nozioni.
Feynman preparò così il suo esame finale (e in parte anche i precedenti): studiando i problemi e le questioni della fisica e decostruendo prima e ricostruendo poi le sue conoscenze. Riscriveva i concetti e le definizioni per renderli chiari, li rispiegava, tracciava schemi e disegni a supporto delle parole, immaginava di insegnare quello che imparava ad altri. Voleva tenacemente arrivare alla soluzione degli esercizi da solo. Alla base del suo metodo vi erano tre elementi, che, per quanto possano apparire semplici e scontati, ne sono la chiave:

  • la comprensione reale e ragionata di quanto letto e studiato,
  • la sua spiegazione,
  • e, infine, la rielaborazione personale.

Inoltre, come ho sottolineato poc’anzi, considerava ogni questione da risolvere, ogni esercizio da svolgere, oltre che un mosaico pieno di tessere da comporre, una sfida da vincere.

I passi del metodo Feynman


Vediamo ora insieme nel dettaglio i passi generali del metodo Feynman.

Scegli il tuo argomento: scrivi in cima al foglio ciò che vuoi studiare e apprendere o preparare per l’esposizione


Inizia prendendo un foglio di carta e ponendovi in testa l’oggetto del tuo interesse – l’argomento che vuoi imparare, l’idea da analizzare e sviluppare, il concetto da esaminare per verificare se l’hai capito sul serio, la materia che vuoi insegnare o su cui vuoi preparare un discorso – sottoforma di titolo preciso.
È fondamentale individuare con chiarezza ciò a cui ti stai dedicando e su cui stai rivolgendo tutta la tua attenzione, concentrazione e i tuoi sforzi, ed evitare titoli generici, ampi, che portano come risultato a una comprensione troppo larga e astratta. Parti dai concetti specifici, dai punti nodali: ti darà, di riflesso e in conseguenza, una migliore comprensione poi anche della materia in generale.
Sapere qual è il punto di partenza è importante inoltre per un’altra ragione: determina il percorso e la direzione che seguirai nella tua indagine e riflessione. Per fare un esempio, partire dalla “Poesia come genere letterario” è molto diverso dal partire dalla “Poesia come espressione di sé nella scrittura personale”.

Scrivi tutto ciò che sai su quella questione


Stabilito il tuo titolo, scrivi tutto quello che sai a riguardo di quell’argomento. Poi passa allo studio: ogni volta che ti imbatti, con le tue letture, in nuove informazioni, aggiungile e segna anche la fonte, potresti avere bisogno di ritornarvi in un secondo momento per rivedere o integrare i tuoi appunti.
Se il tuo scopo è annotare tutto ciò che sai su un argomento di tuo, senza ricorrere a fonti esterne, perché per esempio devi preparare un discorso, scrivi quello che già conosci e poi integralo con ciò che reputi necessario, attraverso approfondimenti e note derivanti dalle tue ricerche.

Spiega la questione a un bambino


Ora mettiti alla prova su quanto sai e hai imparato nella fase precedente: esponilo a un bambino di 10/11 anni. Scrivi la tua spiegazione (o il tuo discorso), in modo chiaro e semplice, con un linguaggio perfettamente e immediatamente comprensibile, in modo che anche un bambino di 11 anni possa capire di cosa stai parlando.

Perché Feynman tanto sostenne l’utilità di un modo di esporre di questo genere? Per tre ragioni. La prima: i bambini non afferrano il lessico specifico, il gergo, i tecnicismi, le parole complicate. Devi perciò riuscire a tradurre i concetti che indicano in parole semplici, comuni. Il non usare il gergo e i termini di settore ti impedisce di nasconderti dietro parole (e dietro il loro sfoggio) che fanno credere che tu possieda una conoscenza che in realtà non hai. Devi invece avere ben chiara la nozione, essere arrivato o arrivata al suo nocciolo, averlo compreso nella sua essenza fondamentale per poi poterlo ridire in maniera diversa, in maniera semplice.
La seconda: i bambini hanno conoscenze molto limitate, semplici e di base, su un argomento: sta a te il compito di creare e trasmettere loro la conoscenza, ciò che non sanno. Feynman suggeriva di aiutarsi ricorrendo a metafore e analogie.
La terza: un bambino ha una capacità di attenzione breve, non segue i lunghi discorsi. Questo ti costringe a essere rapido o rapida: devi spiegare i concetti in modo sintetico e chiaro. Feynman raccomandava, laddove serviva, di aiutarsi con un disegno, uno schema o degli esempi.

Identifica e colma le tue lacune di conoscenza: rivedi la tua spiegazione


Rileggi ora quanto hai scritto, ovvero la tua spiegazione, la tua esposizione dell’argomento. Quali passaggi sono poco chiari? Cosa non è ben illustrato o confuso? Questo passaggio del metodo è importante perché ti porta a chiederti che cosa non hai capito, di cosa ti manca la conoscenza. Poniti delle domande su quanto non sai e… trova le risposte. Esamina i tuoi ragionamenti: hanno delle falle? Ci sono degli errori di metodo o di logica? E, infine, cosa hai dimenticato di dire?
Il momento della revisione è il momento in cui avviene il vero apprendimento. Vai infatti alla scoperta delle spiegazioni che ti mancavano, approfondisci dove è necessario, guardi da un’altra prospettiva, ti metti alla ricerca di definizioni e concetti che avevi trascurato.
Fai appello e ricorso al tuo materiale di partenza (le tue note, delle dispense in tuo possesso, idee, articoli che hai conservato, appunti vari) per colmare le tue lacune. E cerca in altre fonti, per esempio, in buoni libri, enciclopedie, saggi e manuali di settore. Non aver timore a modificare e a riscrivere i punti e i passaggi che ne hanno bisogno, ad aggiungere, a integrare. O… a riscrivere tutto da capo. In questa fase, sii flessibile e pensa a perfezionare il tuo lavoro.

Organizza la tua conoscenza, rielaborando il materiale e semplificando, e racconta una storia coerente


Tutto il lavoro che hai fatto in precedenza, cioè il prendere appunti e note che contengono spiegazioni e sviscerano un argomento, lo stendere su carta la tua conoscenza, il provare a spiegarla a un bambino e capire se i tuoi ragionamenti funzionano oppure no e se essa è abbastanza solida o ha bisogno di aggiunte, di nuove osservazioni e di revisioni, arriva ora al suo momento conclusivo.
Il metodo Feynman prevede come penultimo passaggio che le tue conoscenze vengano riorganizzate in una narrazione, in una esposizione ordinata scritta (puoi anche dirla a voce e registrarla se preferisci) rivolta al suo destinatario reale (come fece Feynman con la commissione di professori che lo valutò). Tale narrazione è possibile proprio perché ogni punto ti è chiaro e ne hai una spiegazione articolata, oltreché una chiara visione d’insieme, che hai costruito strada facendo. Del resto lo scopo del metodo è questo: quando padroneggi i concetti, puoi organizzare la tua conoscenza come vuoi.
Perciò, ora inizia a raccontare la tua storia, mettendo insieme i tuoi appunti così come desideri tu e usando spiegazioni chiare e non dispersive. Si tratta cioè di organizzare tutto ciò che hai appreso e compreso attraverso l’analisi e la ricerca in un discorso che abbia un filo logico, scegliendo e assemblando le parti più importanti (e funzionali allo scopo) della tua conoscenza nel modo per te migliore, eliminando le ridondanze.
Questo passaggio è importante perché passi dal piano dell’analisi, della scomposizione e della descrizione a quello della spiegazione e del racconto, che segue meccanismi propri e che si fissa con facilità nella mente. Feynman raccomandava di usare analogie, esempi, metafore e frasi semplici per rafforzare la tua comprensione della storia. E, ovviamente, di essere sintetici e chiari.
Esercitati a leggere la tua storia ad alta voce (o riascoltati se l’hai registrata): ti serve a fare l’ultima revisione di quanto scritto. Fai finta di raccontare la tua storia a qualcuno. In questo modo, sentirai dove eventualmente vi è qualcosa ancora da aggiustare.

Raccontalo davvero a qualcuno di tua conoscenza


Ora esci dal segreto della tua stanza e della tua scrivania e… prova davvero a raccontarlo a qualcuno, un amico o un familiare, che non ne sa nulla o poco. Leggigli quanto hai scritto. Lascia che ti faccia domande e fai tesoro del suo feedback.


I pro e i contro della tecnica Feynman


Il metodo Feynman è molto potente ed efficace. Se non comprendi, non rielabori e rielabori solo se sei veramente andato o andata a fondo nelle questioni. È una tecnica che può essere adattata in tanti modi a seconda delle esigenze personali: puoi anche non scrivere ma solo spiegare ogni concetto e raccontare ciò che hai imparato a voce. Puoi introdurre quante schematizzazioni vuoi. Puoi usare un file in Word o altri programmi invece di scrivere sulla carta, che però è la scelta migliore, soprattutto per la prima stesura. Puoi combinarla con altre tecniche. È inoltre un metodo di autovalutazione: ti porta a chiederti quanto ne sai sull’argomento e se quanto sai e come lo sai e spieghi ti soddisfa. Puoi anche usare solo i primi due passaggi e utilizzare il metodo come tecnica per prendere appunti.
È efficacissima nel superare i blocchi, perché non chiede fretta, ma calma e pazienza. Rende meno pesante studiare e ragionare. Chiede tempo e questo fa sì che tu maturi sempre più fiducia in te e nelle tue capacità. Una maggiore fiducia si traduce in una maggiore motivazione con evidenti benefici, come per esempio una superiore e migliore concentrazione e più resistenza e più scioltezza.
Consente, come ho sottolineato più volte, di scendere in profondità: è infatti un metodo di esplorazione e di approfondimento. E tanto più ti piace quell’argomento, tanto più vorrai conoscerlo e crearti una conoscenza forte, stabile e aperta a nuove aggiunte e progressi. Come diceva Feynman: “preferirei avere domande a cui non è possibile rispondere piuttosto che risposte a cui non è possibile porre domande”, che è l’essenza dell’indagare.
Una volta appresa la tecnica, ti renderai conto che è molto creativa e che la puoi applicare a tutti gli argomenti. Inoltre, ti accorgerai di come farai i collegamenti più disparati. Feynman credeva in un approccio multidisciplinare all’apprendimento. Per esempio, era un appassionato d’arte e amava molto il disegno ed ecco perché suggeriva tanto di usare schemi e schizzi. “Volevo moltissimo imparare a disegnare, per un motivo che tenevo solo per me: volevo trasmettere l’emozione che ho per la bellezza del mondo. È difficile da descrivere il perché è un’emozione. (…) c’è un aspetto generale di cui ti rendi conto e da cui ti senti pervadere quando pensi a come delle cose che appaiono così diverse e si comportano in maniera così differente sono tutte condotte “dietro le quinte” dalla stessa organizzazione, dalle stesse leggi della fisica. È l’apprezzare la bellezza matematica della natura, il come tale bellezza lavori all’interno di tutto; la consapevolezza che i fenomeni che vediamo derivano dalla complessità del lavorio interno che esiste tra gli atomi; una sensazione di quanto sia drammatico e allo stesso tempo meraviglioso. È una sensazione di stupore – di stupore scientifico – che ho sentito potrebbe essere comunicato attraverso il disegno fatto a qualcuno che abbia anch’egli avuto la stessa emozione. Potrebbe ricordargli, per un momento, questa sensazione riguardo alla magnificenza dell’universo.” ebbe a dire1 parlando del rapporto tra arte e scienza. E poi era animato da un’innata curiosità: non ha mai smesso di porsi domande, soprattutto le classiche «che cosa?» e «perché?».

Il metodo ha, a mio avviso, un unico grande contro vero e proprio: per imparare o preparare un discorso col metodo Feynman ci vuole del tempo. Ma più padroneggi il metodo, più snellisci dove sai. E poi, se anche ci metti un po’ di più, quello che impari lo ricorderai molto facilmente senza bisogno di andare a rivedere o rifare da capo.
Un altro contro è che è un metodo molto esigente: richiede dedizione e pazienza. Uno degli assunti fondamentali su cui si basa è spiegare a qualcuno che non sa nulla dell’argomento trattato quell’argomento. È un’operazione complessa e complicata. Non si può partire da presupposizioni sul livello di preparazione di una persona che è completamente digiuna di un argomento (se non sa nulla, letteralmente non puoi appoggiarti e fare riferimento ad alcunché per iniziare, devi introdurla all’argomento) né ci si può affidare a eventuali sue conoscenze precedenti: devi partire da zero e chiederti il perché di tutto ciò che dici e come verrà compreso. E poi chiede di scrivere molto e non tutti sono abituati (o amano scrivere così tanto). Tuttavia, a fronte di tanta esigenza, ripaga molto più di quanto ci si immagina agli inizi, applicandola le prime volte.

Non solo metodo di studio ma anche aiuto nel lavoro


La tecnica di Feynman è progettata per studiare per gli esami e apprendere nuove materie, ma può essere facilmente (personalmente direi anche con più facilità) usata per lavorare.
Quando stai lavorando a un progetto e hai bisogno di muovere i primi passi, definire la tua idea, il suo itinerario di sviluppo, procedere annotando a poco a poco tutto ciò che emerge, chiederti la ragione di certe decisioni o possibili azioni, confrontarti con ciò che scopri a mano a mano che vai avanti ti facilita molto il compito. Quando progetti, dedicare un taccuino a spazio in cui la tua conoscenza può crescere, maturare e definirsi, in cui segnare i progressi compiuti giorno dopo giorno è utilissimo.
Puoi usare il taccuino anche come luogo in cui scrivere le tue idee e in cui, quando hai bisogno, puoi trovare ispirazione.

Ricapitolando


Il metodo Feynman serve a:

  • apprendere concetti e sapere nuovi
  • colmare le lacune di conoscenza (attraverso un apprendimento mirato e specifico)
  • affrontare argomenti difficili e complessi
  • ricordare le idee che non vuoi dimenticare
  • ritrovare l’ispirazione
  • studiare meglio
  • scrivere meglio
  • preparare un discorso, una conferenza in cui esporre idee, conoscenze, progetti a chi non li conosce
  • usare un approccio trasversale e multidisciplinare

Il presupposto fondamentale del metodo Feynman è usare un linguaggio semplice e comprensibile e pensieri concisi, sintetici ma soprattutto chiari e non dispersivi. La sintesi, se ci pensi, è un’arte difficile, che però assicura l’accuratezza del concetto e la sua intelligibilità, se lo esprimi senza cercare arzigogolature.


1Mia traduzione di “I wanted very much to learn to draw, for a reason that I kept to myself: I wanted to convey an emotion I have about the beauty of the world. It’s difficult to describe because it’s an emotion. (…) there’s a generality aspect that you feel when you think about how things that appear so different and behave so differently are all run “behind the scenes” by the same organization, the same physical laws. It’s an appreciation of the mathematical beauty of nature, of how she works inside; a realization that the phenomena we see result from the complexity of the inner workings between atoms; a feeling of how dramatic and wonderful it is. It’s a feeling of awe — of scientific awe — which I felt could be communicated through a drawing to someone who had also had this emotion. It could remind him, for a moment, of this feeling about the glories of the universe.” di Richard P. Feynman, dal suo libro Surely You’re Joking, Mr. Feynman!: Adventures of a Curious Character as Told to Ralph Leighton, 1992, Vintage Publishing

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Appassionata, da sempre, di grammatica, con una romantica preferenza per la linguistica, mi occupo di scrittura, di revisione di testi e di progettazione di piani editoriali. Blogger da tempo immemore, curo i miei siti personalmente con molto amore e tanta passione. Ho fatto mia la frase di Wislawa Szymborska: «Tutto a questo mondo si distrugge per il continuo uso, tranne le regole di grammatica».

2 pensieri su “Il metodo Feynman: per lo studio e il lavoro

  1. Buongiorno Federica,

    ho letto con molto piacere questo ennesimo articolo sulla tecnica di Feynman (se ne trovano tante in giro per il web) ma la tua esposizione è stata quella che ho apprezzato in assoluto di più. Un articolo dettagliato, chiaro, scritto benissimo e con un utilizzo molto competente della lingua. Lo sviluppo dell’intuito dato dalla comprensione profonda dei concetti e delle procedure risolutive è stato trattato in modo esteso anche nel libro “Ultralearning” di Scott H. Young ove vi è un intero capitolo dedicato proprio a Richard Feynman e alla sua tecnica.

    Basandomi su quanto scritto da te, da Young e da Barbara Oakley nel libro “A Mind for Numbers”, ho cercato di mettere a punto un sistema di studio che spero mi possa far migliorare nel mio percorso universitario. Sono un lavoratore a tempo pieno di 42 anni che ha deciso tre anni fa di iscriversi alla triennale di Informatica di Trento (superando il TOLC-I di ammissione). Mi piace l’informatica perché è una scienza che tratta l’informazione sotto i suoi vari aspetti non ultimo quello linguistico. Infatti, se mai ci riuscirò, il mio obiettivo sarebbe quello di iscrivermi alla magistrale di Trento in Sistemi di Intelligenza Artificiale con curricul in Architetture Neurocognitive nel quale apprenderei la psicologia cognitiva e le neuroscienze cognitive, la linguistica computazionale, i fondamenti del linguaggio umano, le strutture logiche del linguaggio naturale, e tante altre cose molto interessanti.

    Dicevo che ho cercato di creare un sistema che fonde assieme la tecnica di Feynman con la tecnica chunking descritta dalla Prof.ssa Oakley. Sulla carta appare un buon sistema (forse più avanti lo pubblicherò sul mio sito) e, in ultima istanza, dovrebbe trovare il suo completamento nella realizzazione di note per uno Zettelkasten che va a sostituire il punto ove tu parli dell’organizzazione della conoscenza. Alla pagina http://www.ilrealismonellafinzione.net/?categoria=zettelkasten ho descritto brevemente come vorrei implementare questo strumento. Era un progetto pensato all’inizio di quest’anno che non sono riuscito a portare avanti proprio per la mancanza del materiale da inserirvi (in sostanza non sapevo quando e come creare le note).

    Mi sono dilungato anche troppo (come al solito) ma, ripeto, sei stata un’ottima fonte di ispirazione.

    Ancora complimenti per il tuo articolo!

  2. Buon pomeriggio Gabriele,
    innanzitutto grazie per essere passato dal blog, sei il benvenuto!
    Grazie per i complimenti! Sono molto felice che il mio articolo ti sia stato d’aiuto: ci ho lavorato a lungo affinché fosse un contributo di sostanza e, per chi lo leggesse, da mettere in pratica con immediatezza. Ho voluto ben approfondire l’argomento, perché questa tecnica la uso da tempo, da prima di conoscerla come metodo Feynman. La trovo utilissima e, per esempio, nel mio ultimo progetto che lancerò a breve, unitamente ad altri elementi, mi è stata fondamentale: ho voluto dunque renderle omaggio con questo post, oltre che contribuire a diffondere la conoscenza del metodo.
    Come ben sottolinei nel tuo commento, questa tecnica ha il pregio di favorire e sviluppare l’intuito, una dote che è sempre stata preziosa e necessaria, e lo è ancor più oggi, per gli avanzamenti di conoscenza, l’innovazione e il pensiero libero. Trovo anche che aiuti il pensiero stesso a pensarsi, rendendo la riflessione, la ricerca e lo studio ancora più proficui.

    Ho letto la tua pagina e ti faccio i miei complimenti per come sei riuscito a spiegare il tuo metodo e approccio. Sei stato molto chiaro e diretto, hai centrato e sviluppato i punti focali in maniera eccellente. Molto importante è il tuo chiarimento sull’identificazione univoca delle tue note: oltre a recuperarle in modo unico e inconfondibile, rende evidente come siano frutto del tuo percorso, ragionato e ordinato, come ben dici.
    Mi ha emozionata leggere il tuo blog: ha ancora l’aspetto e la poesia dei primi blog che scovavo in rete tantissimi anni fa! È stato un bel tuffo nel passato e nel fermento che caratterizzava quegli anni (che, almeno per me, non è mai venuto meno, nemmeno quando ho deciso che vi avrei costruito intorno tutto il mio business).

    Ti faccio i complimenti anche per la tua decisione di iscriverti a ingegneria. Seguire i propri sogni è la strada maestra per realizzare noi stessi ed essere davvero felici e per cambiare, come vogliamo e possiamo, il mondo. C’è un gran bisogno di esperti di informatica, di esperti di programmazione. Hai fatto un’ottima scelta, dettata dalla passione e ben consapevole di quello che ti accade intorno. Oggi il dibattito sull’Intelligenza Artificiale è ai massimi livelli, è una realtà che permea la nostra vita quotidiana.
    Ti esorto a continuare e a non mollare mai!

    Federica

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