La giornata mondiale della macchina da scrivere

Il 23 giugno del 1868 Christopher Latham Sholes, editore e politico di Milwaukee, nel Wisconsin, ottiene il brevetto per l’invenzione della macchina da scrivere, che aveva sviluppato grazie all’aiuto del suo amico tipografo stampatore Samuel W. Soule e all’amico meccanico non professionista Carlos S. Glidden. Ecco perché oggi si festeggia la giornata mondiale della macchina da scrivere.
La loro macchina da scrivere, la Sholes and Glidden, nota anche come Remington n°1, anche se in realtà fu messa sul mercato col nome di The Typewriter, era nata come uno strumento per battere le lettere in maniera rapida ed efficace. La prima produzione in grande scala e in serie (mille esemplari) avvenne nel 1874, a opera della Remington e fu un successo commerciale. Con la Sholes and Glidden si potevano digitare solo lettere maiuscole e si scriveva alla cieca (batteva i caratteri sotto il rullo e non di fronte), ma rappresentò un grande passo in avanti per scrivere in modo ordinato e veloce. La prima Remington seguiva, infatti, inoltre la disposizione delle lettere secondo un ordine diverso da quello alfabetico, l’ordine QWERTY, che facilitava la scrittura.

La macchina da scrivere è stata un’invenzione importantissima: ha letteralmente rivoluzionato il mondo della comunicazione e della scrittura.
Le lettere e la corrispondenza erano leggibili con molta più facilità. Il loro aspetto era pulito e professionale. Non c’era ambiguità nei messaggi dovuta all’errata interpretazione di quanto scritto a mano.
La macchina da scrivere, assieme al binomio penna e calamaio o alla piuma d’oca, è uno dei simboli con cui più si rappresentano gli scrittori e che più è associato alla professione di scrittore. Uno dei primi utilizzatori della Remington, infatti, fu Mark Twain, che la usò per scrivere i suoi libri.


Scrivere grammaticando

Appassionata, da sempre, di grammatica, con una romantica preferenza per la linguistica, mi occupo di scrittura, di revisione di testi e di progettazione di piani editoriali. Blogger da tempo immemore, curo i miei siti personalmente con molto amore e tanta passione. Ho fatto mia la frase di Wislawa Szymborska: «Tutto a questo mondo si distrugge per il continuo uso, tranne le regole di grammatica».

7 pensieri riguardo “La giornata mondiale della macchina da scrivere

  • Giugno 23, 2021 in 7:05 pm
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    Fantastica la storia di Mark Twain, non la sapevo!!!
    Bravissima Federica, un bel servizio davvero!🌸✨

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  • Luglio 18, 2021 in 9:15 am
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    Grazie per l’articolo.
    L’anno scorso ho visto un bel museo sulle macchine da scrivere, si trova a Parcines (BZ).

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    • Luglio 18, 2021 in 3:08 pm
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      Buongiorno Eli,
      benvenuta nel blog!
      Ti ringrazio per la tua informazione 😀 Ho dato un occhio al sito del Museo: è molto bello e ricco di pezzi, credo sia stata davvero un’esperienza unica visitarlo!

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  • Ottobre 31, 2021 in 7:35 am
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    No! Macchina ‘da’ scrivere? No! Tale costrutto sarà pur cristallizzato nell’uso e purtroppo presente in molti vocabolari — come anche: ‘carta da lettere’ invece che ‘carta per lettere’ o ‘abito da cerimonia’ invece che ‘abito per cerimonia’ —ma ciò non obbliga a non nominarla correttamente “macchina ‘per’ scrivere” oppure, meglio ancora, macchina da scrittura ( da+ sostantivo) che rende inequivocabile il valore della preposizione. Nulla proibisce, inoltre, di nominarla anche ‘dattiloscrivente’: sarebbe scrittura ideativa! È d’accordo Sig.ra Federica?

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    • Ottobre 31, 2021 in 6:05 pm
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      Carissimo Giovanni,
      grazie per aver letto anche questo post!
      No, tra i significati della preposizione «da» ritroviamo quello con valore finale, di scopo, che indica a cosa serve ciò che nominiamo. Un valore che non è da intendersi finale solo se la preposizione è seguita dal sostantivo ma anche quando è seguita dal verbo all’infinito e le cui prime attestazioni risalgono al Trecento. E, nello specifico del caso in esame da lei sollevato, l’espressione “macchina da scrivere” viene rintracciata già ai primi dell’Ottocento, per la precisione nel 1824, come con cura segnalato dall’Accademia della Crusca.
      Interpretare, perciò, come talora accade quando lo si ritiene un errore, quel “da scrivere” come un “macchina che deve essere scritta” non tiene conto del significato della preposizione: assegna al verbo un valore passivo e dà all’espressione un valore di necessità, quando invece ha valore di scopo, di fine.

      Non è perciò vero né esatto affermare che “macchina per scrivere” è corretto e “macchina da scrivere” è sbagliato. Né tra le due esiste una preferibile all’altra.
      Né sarebbe corretto, nella nostra lingua, ammettere solo la forma “da + sostantivo”.

      Aggiungo inoltre che non tutto è ascrivibile all’uso corrente, parlato o scritto che sia. Molte espressioni hanno origini lontane e si basano sulle possibilità della lingua dimenticate o trascurate. Ecco perché una conoscenza profonda della lingua evita errori spesso ritenuti tali, quando invece non lo sono. Non è questione di parlar forbito, ma di studio e amore per l’italiano.

      Quanto a “macchina da scrittura” è un’espressione possibile (del resto, esistono il ferro da stiro, le scarpe da corsa, il servizio da caffè e i vestiti da giorno e da sera…). Quanto a dattiloscrivente è il participio presente di dattiloscrivere, ovvero di scrivere battendo a macchina. Sostantivarlo è un’alternativa da tenere in considerazione, tanto più che già è usato: esistono le dattiloscriventi per il Braille.

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