Le funzioni della lingua e della comunicazione secondo Jakobson

La lingua è lo strumento preferito, oltreché eletto per eccellenza, per comunicare. È vero che possiamo trasmettere i nostri messaggi in altre maniere, per esempio col linguaggio non verbale dei gesti, con i simboli, con la musica, col disegno e la pittura, tuttavia il modo privilegiato per comunicare restano le nostre parole, il come le combiniamo, il significato che possiedono e che vogliamo imprimere loro, col nostro modo particolare di intenderle e utilizzarle.

Ci sono tante classificazioni delle funzioni (ovvero dei fini) compiute dalla lingua. Oggi ti presento il modello, famosissimo, dello studioso e linguista Roman Jakobson.

Per spiegare le funzioni del linguaggio, evidenziò come ogni atto comunicativo verbale, ogni processo linguistico si caratterizzasse – e si caratterizza ancor oggi – per la presenza di 6 elementi ben precisi e distinti:
– il mittente (o destinatore), ovvero chi produce il messaggio, chi ne è la fonte
– il destinatario (o ricevente), ovvero chi lo riceve
– il contesto
– il messaggio (o contenuto)
– il contatto (o canale)
– il codice

In un processo linguistico, il mittente, cioè chi parla o chi scrive, invia un certo messaggio che tratta di una realtà determinata e definita (il referente) a un destinatario, a una persona, cioè, interessata a ricevere e a conoscere proprio quel messaggio e il suo contenuto. Per costruire la comunicazione il mittente usa il codice, cioè la lingua, ovvero le parole e le regole con cui le combiniamo, e lo fa viaggiare attraverso un certo canale. Se, come in questo caso, si tratta di un post, il mio messaggio viaggia attraverso il collegamento internet e la tecnologia informatica che lo fa arrivare, a partire dai miei, sugli schermi del tuo computer e del tuo telefono.
Il messaggio vive sempre in una situazione comunicativa, ovvero è inserito in un contesto, formato dalle circostanze particolari in cui si svolge lo scambio di parole.

Jakobson partì da ogni elemento per stabilire, per ciascuno, la relativa funzione svolta. Andiamo a esaminarle da vicino.

1) Funzione espressiva (o emotiva): l’attenzione è concentrata su chi produce il messaggio. Quest’ultimo esprime la personalità e l’atteggiamento del mittente, il come si pone, rispetto e riguardo a ciò di cui sta parlando o scrivendo, con l’intento, spesso, di suscitare una certa emozione nell’interlocutore. Incentrata sull’io, la funzione espressiva esterna sentimenti, pensieri, emozioni, riflessioni, valutazioni, opinioni, tratti del carattere… I diari e molte poesie liriche sono esempi della funzione espressiva.

2) Funzione referenziale (o denotativa o conoscitiva o informativa): l’attenzione è concentrata sulla realtà oggettiva esterna (referente e contesto), ovvero sugli oggetti cui il messaggio rinvia e a cui si riferisce e sul rapporto tra il messaggio e il mondo esterno. Per esempio se scrivo o dico: Questa borsetta ha una bella punta di rosa, il messaggio ha funzione referenziale.
Si tratta di funzione referenziale anche quando si danno informazioni su fatti (Oggi splende il sole) e sui contenuti di esperienze intellettuali o fantastiche che abbiano come riferimento realtà oggettive o considerate tali, per esempio: L’amore esiste e si può trovare oppure Atlantide si trovava nel mar Mediterraneo.

3) Funzione conativa (o persuasiva): dal latino conari, che significa tentare, provare. La comunicazione si concentra sul destinatario, allo scopo di influenzare il suo comportamento, per esempio sollecitandone l’impegno (Leggi di più!) o, anche, imponendogli di fare o non fare qualcosa, e di agire sul suo modo di pensare o sulle sue convinzioni (Se compri questo modello di scarpe potrai correre anche la maratona!). Tipico esempio di funzione conativa della lingua sono i messaggi pubblicitari.

4) Funzione fatica: è la funzione che porta l’attenzione sul canale. Non trasmette contenuti ma garantisce che vi sia il contatto con il destinatario. Si accerta, cioè, che la comunicazione tra emittente e destinatario funzioni senza intoppi e impedimenti, che non vi siano disturbi (e relativi fattori che li causano) nella trasmissione del messaggio.
L’esempio classico di funzione fatica è il «Pronto?» che diciamo ogniqualvolta rispondiamo al telefono. Tutta la preoccupazione di rendere agevole la User Experience (UX) dei lettori e delle lettrici di un blog è un altro esempio moderno di funzione fatica. Rientrano in questa categoria anche le varie forme di saluto.

5) Funzione poetica (o estetica): l’interesse si concentra sulla forma del messaggio, ovvero sull’organizzazione interna sua e delle varie parti e sulla sua costruzione complessiva. Jakobson la definisce la funzione che ha a che vedere con la messa a punto del messaggio e mette in guardia da una facile interpretazione: che la funzione poetica sia riservata solo alla poesia. Non è così: riguarda tutti i testi. Quando scegliamo il tipo di testo (argomentativo, narrativo, descrittivo…) oppure il genere letterario in cui ci vogliamo cimentare (prosa o poesia?), quando lavoriamo sulla sintassi stiamo usando la funzione poetica, non solo quando lavoriamo sull’aspetto sonoro (ripetizioni, variazioni).
Nei testi letterari punta a ottenere la migliore e maggiore artisticità e suggestività del componimento e nei testi di tutti i giorni comprensibilità ed eleganza (che non stona mai in un testo).

6) Funzione metalinguistica: si ha quando la comunicazione mette l’accento sul codice, ovvero sulla lingua stessa, sul suo uso e sul significato delle parole. Per esempio, quando spieghiamo il significato di una parola (La terzina è la strofa costituita da tre versi che fa parte di un sonetto), quando scriviamo del funzionamento linguistico (Le parti del discorso sono 9) e quando trattiamo di grammatica. Sì, hai indovinato! Scrivere grammaticando ha una funzione meta-linguistica.

Quante funzioni esercitiamo ogni volta che scriviamo o parliamo? In ogni messaggio verbale sono compresenti tutte le funzioni o quasi. Nessuna funzione esiste allo stato puro, anche se ve n’è sempre una che prevale rispetto alle altre.

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Scrivere grammaticando

Appassionata, da sempre, di grammatica, con una romantica preferenza per la linguistica, mi occupo di scrittura, di revisione di testi e di progettazione di piani editoriali. Blogger da tempo immemore, curo i miei siti personalmente con molto amore e tanta passione. Ho fatto mia la frase di Wislawa Szymborska: «Tutto a questo mondo si distrugge per il continuo uso, tranne le regole di grammatica».

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