mercoledì, Aprile 17, 2024
Fondamenti di scrittura

Le funzioni della lingua e della comunicazione secondo Jakobson

La lingua, sia che la si usi in forma scritta che orale, è uno dei nostri strumenti preferiti, spesso eletto per eccellenza, per comunicare nella vita quotidiana. È vero che possiamo trasmettere i nostri messaggi in altre maniere, per esempio col linguaggio non verbale dei gesti, con i simboli, con la musica, col disegno e la pittura, ed è altrettanto vero che tante volte sono le uniche possibilità o le più efficaci, ma, parimenti, il modo privilegiato, e nella maggior parte delle situazioni indispensabile e irrinunciabile, per comunicare resta il linguaggio.

Ci sono tante classificazioni delle funzioni compiute dalla lingua e dal linguaggio. Apro una parentesi: i due termini, lingua e linguaggio, sono molto vicini nel significato e il confine che segna la differenza tra essi è molto sfumato. Possiamo dire che la lingua è un sistema di simboli – ovvero di particolari tipi di segni che rinviano per convenzione al loro significato – e di regole condiviso da un certo gruppo sociale, mentre il linguaggio è la facoltà e la capacità posseduta da ciascuno di acquisire la lingua e di impiegarla, cioè di associare suoni e significati attraverso le regole grammaticali. Chiarito questo, torniamo alle funzioni del linguaggio.
Oggi ti presento il modello dello studioso e linguista Roman Jakobson. Per quanto tanti suoi aspetti siano stati riconosciuti dagli studiosi sorpassati e siano stati oggetto di riformulazione o sostituzione, resta importantissimo per quanto riguarda lo studio delle funzioni del linguaggio, ovvero di ciò che con la lingua e grazie al suo uso possiamo fare e ottenere in ambito comunicativo.
Il modello di Jakobson nacque sul finire degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta del secolo scorso, come approfondimento e sviluppo del modello matematico-ingegneristico della comunicazione, concentrato sulla trasmissione lineare delle informazioni, elaborato da Claude Elwood Shannon e Warren Weaver nel 1949. Lo riprese e vi integrò la sua riflessione sugli aspetti umani e linguisitici della comunicazione, sintetizzando o espandendo anche molti spunti e riflessioni presenti nei lavori di Karl Bühler e di Bronisław Malinowski.

Per spiegare le funzioni del linguaggio, evidenziò come ogni atto comunicativo verbale, ogni atto linguistico, e ogni processo linguistico, si caratterizzasse – e si caratterizza ancor oggi, quest’aspetto di fondo non è venuto meno, anche se è stato arricchito notevolmente dagli studiosi negli anni – per la presenza di 6 elementi ben precisi e distinti:
– il mittente (o destinatore), ovvero chi compie l’atto comunicativo, chi produce il messaggio, e chi ne è la fonte;
– il destinatario (o ricevente), ovvero chi lo riceve, colui al quale il messaggio è destinato, indirizzato;
– il contesto (il riferimento, la realtà denotata, ciò – argomento, oggetto – a cui ci si riferisce, ma anche la situazione generale, temporale e spaziale, e le circostanze particolari, linguistiche ed extra-linguistiche, all’interno delle quali la comunicazione avviene e l’atto comunicativo linguistico si esplica – che consente di cogliere l’insieme di significati cui il messaggio rinvia: uno stesso referente può cambiare di significato al cambiare del contesto della comunicazione);
– il messaggio (o contenuto);
– il contatto (o canale grazie al quale il messaggio fluisce e giunge al destinatario);
– il codice.

In un processo comunicativo linguistico, il mittente, cioè chi parla o chi scrive, invia un certo messaggio che tratta di una realtà determinata e definita, di un certo argomento… (il referente) a un destinatario, a una persona, cioè, interessata a ricevere e a conoscere proprio quel messaggio e il suo contenuto. Per costruire la comunicazione il mittente usa il codice (il sistema di segni e di regole per trasformare i segni in significati e per trasferire il messaggio), cioè la lingua, ovvero le parole e le regole con cui le combiniamo, e lo fa viaggiare attraverso un certo canale. Se, come in questo caso, si tratta di un post, il mio messaggio viaggia attraverso il collegamento internet e la tecnologia informatica che lo fa arrivare, a partire dai miei, sugli schermi del tuo computer e del tuo telefono.
Il messaggio vive sempre in una situazione comunicativa, ovvero è inserito in un contesto, una parola che racchiude diversi concetti: le circostanze particolari in cui si svolge lo scambio di parole, cioè l’ambiente e la situazione extralinguistici in cui tale scambio avviene, la struttura del testo, l’universo di significati cui il messaggio rinvia.

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Facciamo luce sulle funzioni linguistiche

Jakobson partì da ogni elemento per stabilire, per ciascuno, la relativa funzione svolta. Andiamo a esaminarle da vicino.

1) Funzione espressiva (o emotiva): l’attenzione è concentrata su chi produce il messaggio. Quest’ultimo esprime la personalità e l’atteggiamento del mittente, il come si pone, rispetto e riguardo a ciò di cui sta parlando o scrivendo, con l’intento, spesso, di suscitare una certa emozione nell’interlocutore. Esprime il suo mondo interiore, portandolo all’esterno e facendolo conoscere. Incentrata sull’Io (esul Sé), la funzione espressiva esterna sentimenti, visioni del mondo, idee, pensieri, emozioni, riflessioni, valutazioni, opinioni, tratti del carattere, umori, stati d’animo… I diari e le poesie liriche sono esempi della funzione espressiva.

2) Funzione referenziale (o denotativa o conoscitiva o informativa): l’attenzione è concentrata sulla realtà oggettiva esterna, ovvero sugli oggetti cui il messaggio rinvia e a cui si riferisce e sul rapporto tra il messaggio e il mondo esterno. Per esempio se scrivo o dico: Questa borsetta ha una bella punta di rosa, il messaggio ha funzione referenziale.
Il ruolo della funzione referenziale è dare informazioni su fatti (Oggi splende il sole) e sui contenuti di esperienze intellettuali o fantastiche che abbiano come riferimento realtà oggettive o considerate tali (per esempio: L’amore esiste e si può trovare oppure Atlantide si trovava nel mar Mediterraneo), trasmettere conoscenza.

3) Funzione conativa (o persuasiva): dal latino conari, che significa tentare, provare. La comunicazione si concentra sul destinatario, allo scopo di suscitare una reazione o di influenzare il suo comportamento, per esempio sollecitandone l’impegno (Leggi di più!) o, anche, imponendogli di fare o non fare qualcosa, di agire sul suo modo di pensare o sulle sue convinzioni (Se compri questo modello di scarpe potrai correre anche la maratona!) o di destarne l’interesse. Si esprime attraverso frasi imperative, esortative oppure col vocativo (Sii gentile, o mio lettore, o mia lettrice, e condividi questo post oppure iscriviti alla mia newsletter!). Tipico esempio di funzione conativa della lingua sono i messaggi pubblicitari.

4) Funzione fatica: è la funzione che porta l’attenzione sul canale. Non trasmette contenuti ma garantisce che vi sia il contatto con il destinatario (lo stabilisce oppure lo mantiene). Si accerta, cioè, che la comunicazione tra emittente e destinatario ci sia, e funzioni senza intoppi e impedimenti, senza disturbi (e relativi fattori che li causano) nella trasmissione del messaggio.
L’esempio classico di funzione fatica è il «Pronto?» che diciamo ogniqualvolta rispondiamo al telefono. Oppure quando diciamo “Prova… prova” al microfono. Tutta la preoccupazione di rendere agevole la User Experience (UX) dei lettori e delle lettrici di un blog è un altro esempio moderno di funzione fatica, così come lo è la domanda “Ti è chiaro quel che ho scritto?” in chiusura di post o nei suoi punti più difficili. Rientrano in questa categoria anche le varie forme di saluto.

5) Funzione poetica (o estetica): l’interesse si concentra sulla forma del messaggio, ovvero sulla sua strutturazione e sull’organizzazione interna sua e delle varie parti e sulla sua costruzione complessiva. Jakobson la definisce la funzione che ha a che vedere con la messa a punto del messaggio e mette in guardia da una facile interpretazione: che la funzione poetica sia riservata solo alla poesia. Non è così: riguarda tutti i testi (come rilevato in chiusura di post, le funzioni sono di norma compresenti nello stesso testo, e una prevale sulle altre mentre le altre hanno una «partecipazione accessoria», come scrive Jakobson nei suoi Saggi di linguistica generale del 1963). Quando scegliamo il tipo di testo (argomentativo, narrativo, descrittivo…) oppure il genere letterario in cui ci vogliamo cimentare (prosa o poesia?), quando lavoriamo sulla sintassi stiamo usando la funzione poetica, non solo quando lavoriamo sull’aspetto sonoro (ripetizioni, variazioni).
Nei testi letterari punta a ottenere la migliore e maggiore artisticità e suggestività del componimento e nei testi di tutti i giorni comprensibilità ed eleganza (che non stona mai in un testo).

6) Funzione metalinguistica: si ha quando la comunicazione mette l’accento sul codice, ovvero sulla lingua stessa, sulle sue regole, sul suo uso, sulle sue forme espressive e sul significato delle parole. Per esempio, quando spieghiamo il significato di una parola (La terzina è la strofa costituita da tre versi che fa parte di un sonetto), quando scriviamo del funzionamento linguistico (Le parti del discorso sono 9, L’aggettivo deve concordare nel genere e nel numero col sostantivo cui si riferisce) e quando trattiamo di grammatica. Sì, hai indovinato! Scrivere grammaticando ha una funzione meta-linguistica.

Ricapitolando:
– la funzione espressiva si riferisce all’emittente e alla sua capacità e possibilità di prendere una certa posizione e di esprimere i suoi sentimenti, sensazioni ed emozioni;
– la funzione referenziale si riferisce al referente: vuol trasmettere un’informazione, un’asserzione, della conoscenza sulla realtà esterna. È presente anche ogniqualvolta si sta trasmettendo un messaggio sulla propria esperienza concreta o ideale o d’immaginazione;
– la funzione conativa è riferita al destinatario. Indica la natura persuasiva della comunicazione e la sua direzione. Il destinatario viene invitato o influenzato a compiere (o non compiere) una certa azione, a pensare in un certo modo, oppure ne viene sollecitata l’attenzione;
– la funzione fatica si concentra sul canale. Si tratta infatti di una funzione che si prende cura del canale, che si accerta che vi sia comunicazione, che la conferma;
– la funzione poetica è dominante in tutti quei testi che si concentrano sul messaggio, sulla sua strutturazione e costruzione, come avviene con i testi poetici, ma anche con molti altri testi, come i letterari, gli slogan (pubblicitari, politici…);
– la funzione metalinguistica si concentra sul codice. Il linguaggio diventa l’oggetto del messaggio: con tale funzione il linguaggio parla di sé stesso, del suo funzionamento, lo spiega.

Quante funzioni esercitiamo ogni volta che scriviamo o parliamo? In ogni messaggio verbale sono compresenti tutte le funzioni o quasi. Nessuna funzione esiste allo stato puro, anche se ve n’è sempre una che prevale rispetto alle altre.

Scrivere grammaticando

Appassionata, da sempre, di grammatica, con una romantica preferenza per la linguistica, mi occupo di scrittura, di revisione di testi e di progettazione di piani editoriali. Blogger da tempo immemore, curo i miei siti personalmente con molto amore e tanta passione. Ho fatto mia la frase di Wislawa Szymborska: «Tutto a questo mondo si distrugge per il continuo uso, tranne le regole di grammatica».

2 pensieri riguardo “Le funzioni della lingua e della comunicazione secondo Jakobson

  • Vincenzo

    Condivido la sua attenzione alla linguistica. mi piacerebbe esporle qualche problema che mi stringe e discuterlo con lei

    Rispondi

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