Anadiplosi, epanadiplosi, epanalessi: tre figure retoriche basate sulla ripresa e la ripetizione


Nel post di oggi analizzo tre figure retoriche che mi piacciono molto e che uso spesso, per gli effetti espressivi che regalano, per la loro sonorità e perché rinforzano la comprensione e mantengono alta l’attenzione in chi legge. Sono l’anadiplosi, l’epanadiplosi e l’epanalessi. Nomi difficili e particolari per figure, invece, che sicuramente conosci e usi anche tu.

L’anadiplosi


Consiste nella ripetizione dell’ultima parola o dell’ultima parte del segmento di un verso (segmento metrico) o di una frase (segmento sintattico) nella prima parte del segmento successivo. L’anadiplosi è detta anche ripetizione, reduplicatio o raddoppiamento (il termine viene dal greco antico anadiplosis, che significa, appunto, duplicazione), catafora e, anticamente, anche epanastrofe, epimone.

Dal punto di vista semantico ha funzione di aggiunta. Infatti, la ripresa nel segmento successivo espande il significato contenuto nel primo o lo precisa, spesso anche con un’altra funzione: di portare avanti il discorso.
L’anadiplosi, inoltre, può essere utilizzata per ribadire un concetto, per evidenziarlo con forza, e per sottolineare un’immagine, rendendola maggiormente suggestiva ed evocativa, più bella.
Alcuni esempi?


M’immagino di scrivere parole nel vento,
nel vento che le trasporta come nuvole.


«Noi siamo usciti fore
del maggior corpo al ciel ch’è pura luce:
luce intellettüal, piena d’amore»
Dante Alighieri, Canto XXX del Paradiso, vv. 38-40


«ma la gloria non vedo,
non vedo il lauro e ‘l ferro ond’eran carchi»
Giacomo Leopardi in All’Italia

Serve, anche, a mantenere intatto il filo del discorso (ed è con questa funzione che la uso più spesso). Può, in questo caso, essere anche a una certa distanza:
«In ogni caso, la satira esclude un atteggiamento d’interrogazione, di ricerca. Non esclude invece una forte parte d’ambivalenza, cioè la mescolanza d’attrazione e ripulsione che anima ogni vero satirico verso l’oggetto della sua satira. Ambivalenza che se contribuisce a dare alla satira uno spessore psicologico più ricco, non ne fa per questo uno strumento di conoscenza poetica più duttile: il satirico è impedito dalla ripulsione a comprendere meglio il mondo da cui è attratto, ed è costretto dall’attrazione a occuparsi del mondo che gli repelle.»
Una pietra sopra di Italo Calvino, Mondadori 2015
Il grassetto è mio.
Qui, come vedi, la ripetizione del termine ambivalenza crea un legame tra quanto detto nella prima frase e interrotto dalla spiegazione del concetto, e l’osservazione successiva, che ha sempre per oggetto l’ambivalenza. E dà anche un certo ritmo al discorso.

L’epanadiplosi


Figura retorica, detta anche inclusione, che consiste nell’iniziare e terminare una frase o un verso con la stessa parola. Il termine viene dal greco epanadiplosis, che significa raddoppiamento (una nota: con il termine raddoppiamento, abbiamo appena visto, si intende l’anadiplosi, qui è usato solo come traduzione dal greco).

«ultro animos tollit dictis atque increpat ultro»
Virgilio, Eneide, Libro 9, verso 127
Che tradotto letteralmente significa: di più solleva i cuori con le sue parole e li stimola ancora di più.


L’epanadiplosi, quindi, è la ripetizione di una o più parole all’inizio e alla fine di una frase o di un verso, dando così ad essi una struttura circolare. Questa figura retorica, infatti, è chiamata anche ciclo o inquadramento.

Per fare un altro paio di esempi:


«Rimanete, vi prego, rimanete
qui. Non vi alzate! Avete voi bisogno
di luce?»
Gabriele d’Annunzio, Poema paradisiaco

«dov’ero? Le campane
mi dissero dov’ero»
Giovanni Pascoli, Patria

L’epanadiplosi è molto usata nel linguaggio della pubblicità, perché è semplice, crea slogan che colpiscono e che sono facilmente memorizzabili. La bellezza di conoscere la bellezza: che ne dici?
Può essere usata anche per i titoli: Umano, troppo umano è il titolo della prima opera del 1878 di Friedrich Nietzsche.

«A l’antica piazza dei tornei salgono strade e strade e nell’aria pura si prevede sotto il cielo il mare. L’aria pura è appena segnata di nubi leggere. L’aria è rosa. Un antico crepuscolo ha tinto la piazza e le sue mura. E dura sotto il cielo che dura, estate rosea di più rosea estate»
Dino Campana, Piazza Sarzano, dai canti Orfici.
Il grassetto è mio.



L’epanalessi


L’epanalessi (o epanalepsi, dal greco epanalepsis, che significa ulteriore ripresa) è una figura retorica che consiste nella ripetizione di una o più parole o di una espressione nello stesso segmento di testo sintattico, nella prosa, o ritmico, in poesia, all’inizio e al centro, al centro e alla fine o al centro. La ripetizione può avvenire immediatamente di seguito o con l’interposizione di altre parole nel mezzo.
Dai grammatici latini era conosciuta come geminatio ed anche repetitio. In greco era detta anche palillogia.


«Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice.»
Dante Alighieri, Canto XXX, verso 73


«O natura, o natura»
Giacomo Leopardi, A Silvia

«Lenta lenta lenta va
nei canali l’acqua verde»
Aldo Palazzeschi, Visita alla contessa Eva Pizzardini Ba

«Pregio non ha, non ha ragion la vita
se non per lui, per lui ch’all’uomo è tutto»
Giacomo Leopardi, Il pensiero dominante, Canti


«Era ancora amore, tutto era
per divenire chiaro – era
chiaro!… »
Pier Paolo Pasolini, Il pianto della scavatrice


È figura retorica che amplifica il senso di emozione, che intensifica e dà forte rilievo ed enfasi ai sentimenti e agli stati d’animo.
Grazie alla ripetizione del termine crea tensione e pathos.

Scrivere grammaticando

Appassionata, da sempre, di grammatica, con una romantica preferenza per la linguistica, mi occupo di scrittura, di revisione di testi e di progettazione di piani editoriali. Blogger da tempo immemore, curo i miei siti personalmente con molto amore e tanta passione. Ho fatto mia la frase di Wislawa Szymborska: «Tutto a questo mondo si distrugge per il continuo uso, tranne le regole di grammatica».

2 thoughts on “Anadiplosi, epanadiplosi, epanalessi: tre figure retoriche basate sulla ripresa e la ripetizione

  1. 28.11.2021
    Anadiplosi, epanadiplosi, epanalessi.

    Grazie Federica. Le ho studiate bene e so dove cercare per i contesti nei quali capirò di usarle, fino a quando mi diventeranno spontanee.

    1. I nomi sono un po’ complicati, ma le figure sono relativamente semplici. Nel momento in cui ne comprendi la logica sottostante, e con l’esercizio, diventerà presto semplice e naturale applicarle. 😀
      Consentono effetti espressivi e sfumature di significato molto belle ed efficaci. E poi la sensazione di saperle padroneggiare con sicurezza è impagabile e ti regala una marcia in più.

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