Guardare e vedere: qual è la differenza?

Vedere e guardare sono verbi spesso utilizzati come sinonimi, perché considerati uno equivalente all’altro. Si riferiscono, invece, a due attività distinte. Come diceva Henry David Thoreau: «Non importa quello che stai guardando, ma quello che riesci a vedere». E per vedere, bisogna saper vedere.

Vedere e guardare

abc-2860036_960_720.pngVedere e guardare sono due verbi che, pur appartenendo allo stesso campo semantico, non hanno il medesimo significato, hanno etimologie profondamente diverse e non sono, salvo qualche caso, quando il contesto lo rende possibile, sinonimi l’uno dell’altro. Hanno entrambi a che fare con l’osservare, un’azione e un’attività che compiamo con gli occhi, con l’uso della vista, ma lo scopo è diverso.

Vedere deriva dal latino ‘videre’. Significa usare la vista per percepire la realtà. Il vedere è, sempre, infatti, la riorganizzazione e l’attribuzione di significato agli stimoli esterni, singolarmente e nel loro complesso, che abbiamo colto con la vista e che definiamo a noi stessi, interpretandoli. Avete presente quando diciamo “Ho chiaro il quadro della situazione”? Vedere significa proprio avere chiaro il quadro della situazione che abbiamo sotto gli occhi. Significa che vogliamo scoprire, afferrare e comprendere ciò che ci circonda. Va oltre l’apparenza. È un rendersi conto, diventare consapevoli della realtà.

Guardare deriva dal germanico ‘wardon’ (stare in guardia) e ha a che fare (a questo punto… potremmo tranquillamente dire ha a che vedere ?) con l’azione di rivolgere lo sguardo alla realtà che ci circonda o su qualche suo oggetto ed esaminarla, per un qualche motivo. Per esempio, per proteggersi: si dà uno sguardo d’insieme, soffermandosi su ciò che interessa, allo scopo di difendersi da un qualche pericolo potenziale o reale. Pensiamo a quando siamo in auto e stiamo guidando: ci guardiamo intorno per controllare che tutto sia a posto e non sbuchino altre auto, pedoni o biciclette all’improvviso. Oppure guardiamo alla realtà intorno a noi per custodirla e vigilarla: pensiamo ai pastori che guardano il gregge oppure ai soldati che si guardano le spalle.

Il verbo guardare contiene l’idea di attenzione e durata. In alcuni casi, se si specifica il modo del guardare o il sentimento espresso dallo sguardo, si precisano anche le intenzioni o le maniere di chi guarda, di chi compie l’atto ma mai diventa un vedere, che si concentra sulla realtà esterna per capirla, rifletterci sopra ed elaborarla chiaramente. Solo il vedere ci dà, per l’appunto, una visione profonda, d’insieme.

Scrutare e osservare

Simili a guardare sono ‘scrutare’ e ‘osservare’. ‘Scrutare’ è un guardare intenso e attento ai dettagli, per scoprire ciò che era sfuggito a un primo esame affrettato e superficiale.
Osservare’, invece, è l’esaminare, con lo sguardo e anche con l’aiuto di strumenti adatti, al fine di conoscere meglio ciò che ci sta di fronte, come un fenomeno che si sta svolgendo o un panorama, di rilevare i particolari (pensiamo all’osservazione di un quadro), di formulare, specie in campo scientifico e tecnico, considerazioni e determinazioni.  Quando si osserva per rendersi conto, allora ci si avvicina al significato di vedere, è l’inizio del vedere.

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